la bottega del calciofilo

Parole di calcio di Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli)

Davide Van De Sfroos: lo Sturm und Drang del calcio

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Davide Van De Sfroos

Da giorni stavo pensando di proporvi questo vecchio pezzo pubblicato su “Stromberg non è un comodino”.
Un’intervista esclusiva a un grande personaggio come Davide Van De Sfroos, tra il calcio, la poesia e la musica. Spero vi piaccia.

Questa non è un’intervista. Questo è lo spirito di “Stromberg non è un comodino”. La sua essenza. Delirante, forse, ma viva.

Su quel ramo del Lago di Como… inizio scontato, ma d’obbligo per un pezzo del genere.
Si parla di calcio, sì. Ma non solo. E, comunque, se ne parla nello stile tipico di “Stromberg non è un comodino”. Il gioco che amiamo, con i suoi brividi e i suoi eroi, con le sue gioie e le depressioni che ci causa quando la nostra squadra perde, lo mescoliamo con un elemento che gli è, apparentemente estraneo, la musica.

E ci aggiungiamo un pizzico del sale che, per noi, gli dà sapore, anche in tempi di professionismo esasperato, di atletismo, di dittatura delle televisioni: la poesia.
Chi legge i nostri articoli sa che tipo di visione abbiamo del calcio, che aspetto cerchiamo di mettere in luce e su cosa puntiamo per essere ancora così morbosamente attaccati a quel pallone che rotola su un prato verde e alle sue storie, spesso nascoste o dimenticate. Il romanticismo, la poesia appunto.

Torniamo al Lago di Como e chiariamo perché sia così scontato l’incipit di questo articolo: a chiacchierare amabilmente con noi di calcio romantico (sarà la parola più usata in queste righe, insieme con poesia, fatevene una ragione!) un personaggio che da quelle parti ha le sue radici, un vero cantore del Lario al punto che usa il dialetto delle sue parti, il laghee appunto, per cantare le sue storie, le vicende di personaggi che hanno vissuto o vivono quei luoghi, nella realtà o nella fantasia: Davide Bernasconi, meglio conosciuto come Davide Van De Sfroos.

Perché proprio lui, in una rubrica come la nostra? Per due semplici motivi: in primis perché è un personaggio che ci affascina moltissimo, che vive il calcio con lo spirito che noi amiamo, che ne sa cogliere gli aspetti che noi mettiamo sempre in evidenza; e, in secondo luogo, perché ci dà l’occasione di parlare delle vicende del Como in serie A degli anni settanta e ottanta. Oltretutto molti ricorderanno che Davide, durante il campionato 2002-03, ha fatto l’inviato alle partite del Como per la trasmissione televisiva “Quelli che il calcio”. Insomma, non è poi così lontano dal nostro mondo. Anzi, se avrete la pazienza di andare avanti nell’articolo, scoprirete che c’è dentro fino al collo. Dai piedi, logicamente.
L’articolo completo lo trovate qui

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