la bottega del calciofilo

Parole di calcio di Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli)

Il mio libro con Marco Osio

12 maggio 1993: la formazione del Parma a Wembley. Marco Osio è il terzo accosciato.

12 maggio 1993: la formazione del Parma a Wembley. Marco Osio è il terzo accosciato.

Vent’anni fa, il 12 maggio del 1993, il Parma raggiungeva la vetta più alta della sua scalata, partita con la promozione in A e la conquista della Coppa Italia, vincendo a Wembley la Coppa delle Coppe in finale con l’Anversa.

Nell’occasione del ventennale, ho deciso di togliere il velo al progetto che mi ha tenuto impegnato negli ultimi due anni.
Un libro, di prossima pubblicazione (quanto prossima lo saprete presto), scritto insieme a uno dei protagonisti di quel Parma e di quella serata a Wembley, eletto dalla critica miglior giocatore in campo. Capelli lunghi, barba incolta, come nella migliore tradizione dei geni sregolati del pallone.
Il Sindaco, eletto a furor di popolo dai tifosi del Parma e diventato il primo cittadino per un ogni piazza d’Italia. Da Ancona a Torino, da Empoli a Parma, di nuovo a Torino e poi in Brasile.
Sto parlando di Marco Osio.

Non si tratta del classico libro sui calciatori, di un’agiografia con aneddoti magari piccanti per vendere qualche copia in più, ma della storia di un ragazzo e, quindi, di un uomo, che sognava di fare il calciatore. E ci è riuscito.
Hanno partecipato tantissimi personaggi del mondo del calcio e non che hanno incrociato Marco, amici, compagni, allenatori: ne esce fuori una storia di crescita, un libro di viaggio, un diario, un Marco Osio narrato da più voci.

Nell’occasione che oggi i tifosi del Parma e tutti gli appassionati di calcio ricordano, pubblico una piccola anticipazione del libro, nella quale si parla, appunto, della finale di Wembley.
Spero vi piaccia. Eccola:

“… Pareggio: momento cruciale. A questo punto il rischio di una sindrome tipo quella degli ultimi dodici minuti contro l’Atletico è concreto: giochi molto meglio del tuo avversario, sei aggressivo, vai in vantaggio, pensi che la partita andrà in discesa e poi, all’improvviso, commetti un’ingenuità e becchi il pari. In una finale europea, un tipo di partita a cui non sei assolutamente abituato, dove l’esperienza conta: e i ragazzi dell’Anversa ne hanno sicuramente di più, a livello di coppe europee e di nazionale.
Il Parma rischia di subire anche il raddoppio, ma il colpo di testa di Severeyns è parato da Ballotta.
No, stavolta non andrà come con l’Atletico: il Parma ha un’idea di gioco, un copione scritto da un grande regista che i suoi attori sanno recitare alla perfezione. Un copione vincente, che non cambia neanche quando, al ventottesimo minuto, Zoratto è costretto a uscire dal campo per un problema all’inguine e gli subentra Gabriele Pin.
Tra gli attori che recitano, diretti da Nevio Scala, ci sono delle stelle di prim’ordine che aggiungono valore a un ottimo canovaccio. Marco è un grande solista, al servizio del collettivo, e come tale si comporta: prende per mano la squadra che riprende a sviluppare il gioco che conosce, a fare la sua partita come se il pareggio non ci fosse stato. Più sicuri di prima, più forti di prima.
Così, al trentesimo minuto, arriva il vantaggio con un’azione capolavoro di Marco Osio.
Grun, con il numero sei sulle spalle, supera la metà campo e gli passa la palla.
Marco, spalle alla porta, va incontro al passaggio e lo aggancia in palleggio, dieci metri fuori dal limite dell’area. Palla in alto e controllo a terra, di destro, con il marcatore che lo francobolla alle spalle. Deve girarsi, così inventa una giocata: parte dal centro, si porta avanti il pallone e scatta verso destra, fino al vertice dell’area di rigore, faccia alla porta. Il suo marcatore continua a stargli addosso.
Finta. Palla dal destro al sinistro, apre le spalle e crossa al centro.
Una vera pennellata, il terzo occhio del giocatore di classe ha visto già Melli arrivare.
Sandro salta sulla sua verticale e batte il portiere in uscita.
Due a uno, l’azione più bella della partita. Marco ha trasformato un normalissimo pallone a metà campo in una magia, una di quelle azioni da rivedere a ripetizione perché, ogni volta, si coglie un particolare al quale non si aveva mai fatto attenzione.
Il Parma è in vantaggio e Marco continua a fornire, a ripetizione, passaggi da gol a Melli che, però, non riesce a trasformarli in rete: nella ripresa se ne contano almeno quattro, oltre a una rete annullata dall’arbitro tedesco per fuorigioco.
[…]
E così è: triplice fischio dell’arbitro e braccia al cielo dei calciatori di Scala, al cielo di Wembley che ha visto centinaia di trionfi e, questa sera, accoglie una stella in più, una squadra che ha compiuto davvero un’impresa, arrivando in tre anni dalla Serie B alla vittoria della Coppa delle Coppe, il Parma.
Si sale la scala, per arrivare sul palco d’onore, quello dal quale la Regina d’Inghilterra, per tradizione, premia i giocatori della squadra vincitrice della Coppa d’Inghilterra; a premiare Marco, Minotti, Melli e gli altri ci sono il raggiante Antonio Matarrese, presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio e il presidente della Uefa, lo svedese Lennart Johansson, presidente della Uefa che consegna la coppa, con i nastri gialli e blu legati ai manici, al capitano Lorenzo Minotti.
L’autore del primo gol di questa splendida serata solleva la coppa in un tripudio di esultanza di giocatori e delle migliaia di tifosi giunti da Parma per assistere a questo evento, per vivere una serata indimenticabile; poi la passa ai suoi compagni, agli altri artefici di questo trionfo.
E’ la volta di Marco. Chissà cosa gli sta passando nella testa, mentre alza quella coppa! Mi piace pensare, e non credo di andare molto lontano dalla verità, che per un attimo gli passi davanti agli occhi tutta la sua carriera fino a Wembley, che riveda quel bambino con i capelli lunghi che corre nei campi di terra battuta ad Ancona, il ragazzo che prende il treno per Torino e si trova nella grande città, da solo e con il sogno di diventare un calciatore di Serie A; quel ragazzo che poi esordisce in campionato, che passa a Empoli e realizza gol storici, che arriva a Parma e porta la squadra in A, si qualifica alle coppe europee e realizza il gol decisivo nella finale di Coppa Italia. Quel ragazzo, un po’ più grande, con i capelli lunghi e la barba incolta, che a Londra, nella finale della vita, è decisivo per la vittoria finale.
Questa sera il Sindaco ritorna prepotentemente sulla sua poltrona di primo cittadino, quella che i tifosi gli hanno donato con un plebiscito, riconoscendolo giocatore simbolo e leader della loro squadra…”

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: