la bottega del calciofilo

Parole di calcio di Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli)

Dazed and confused: la scelta dell’allenatore della Roma è molto di più

romaDazed and confused. Stupefatto e confuso.
Non ho mai aspettato te.
Tanti parlano, ma pochi sanno. 

Pochi? E’ una visione ottimistica.
Perché è chiaro che all’interno della Roma nessuno sa chi sarà l’allenatore che guiderà la squadra nella stagione che tra un mesetto prenderà il via col ritiro.
Dove, quando? Altre domande senza risposta che, però, ci porterebbero troppo lontano.
O forse no. Forse ci porterebbero allo stesso punto della questione allenatore.
Al punto di confusione e stupore descritto dai Led Zeppelin: al punto di una guerra interna e, allo stesso tempo, internazionale. Calcistica, ma nello stesso tempo bancaria.
Ci porterebbe agli equivoci di una società portata avanti da due anime (o tre, o quattro) tra l’America e l’Italia, tra Boston e Via Cordusio a Milano, la sede di Unicredit.
E ai  giochi di corte a Trigoria tra un Baldini trasformato rispetto all’uomo mercato artefice dello scudetto capelliano, dimissionario, un Sabatini che porta giocatori rotti (Dodò), presunti talenti brasiliani o paraguaiani e in nuvole di fumo esprime un’idea di squadra e di calcio ancora più fumosa. Baldissoni e Fenucci, uomini di raccordo con la banca e con l’America forse non hanno ben chiaro cosa significhi gestire una squadra di calcio.
Pannes, dopo che la squadra subisce un’onta storica perdendo la Coppa Italia all’Olimpico contro la Lazio, pensa allo stadio e ci dice che ci siamo quasi.
Ci siamo o ci facciamo?
E Italo Zanzi di italo ha davvero poco? Solo brand: sì, ci riempiamo la bocca di anglismi supercazzolistici che altro non fanno che nascondere una verità indicibile: la Roma non ha un allenatore perché non è facile trovare uno disposto a entrare in una situazione così confusa. Opaca nella migliore delle ipotesi.

Una soluzione ci sarebbe. Si chiama Roberto Mancini.
Sarebbe l’uomo che potrebbe racchiudere nella sua figura il ruolo di uomo di campo, di allenatore nel senso più pieno del termine, con quello di manager all’inglese che fa il mercato, che prende in mano la cassa e fa i conti come il buon padre di famiglia, vedendo se quel mediano che prendiamo a 10 conviene o ci serve di più prendere un terzino e 7 e un’ala a 3.
A quel punto non ci sarebbe più spazio per giochi di procuratori, per giocatori che devono essere ingaggiati per far contento qualcuno o tenersi buono qualcun altro.

E’ chiaro, quindi, che questa non è semplicemente la scelta di un allenatore, ma una guerra di potere. E dalla figura che verrà scelta, capiremo chi è stato il vincitore.
E che direzione prenderà l’AS Roma.
Ho scritto AS Roma non a caso.

Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli)

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