la bottega del calciofilo

Parole di calcio di Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli)

Fútbologia: Serie B: laboratorio per il futuro del calcio italiano?

futbologia1Gli amici di Fútbologia mi hanno chiesto di scrivere un pezzo per il loro mitico sito.
Un onore per me, che ho già avuto il piacere di collaborare con loro in passato come vedrete cliccando nell’apposita categoria del blog (qui).

Ecco come hanno presentato l’articolo:

Riceviamo e pubblichiamo. Abbiamo chiesto a Emanuele Giulianelli, calciofilo con la passione per i campionati cadetti di tutta Europa, di fare il punto della situazione sulla serie B italiana. Ci aspettiamo che questo articolo apra la strada ad altre analisi sull’universo calcistico minore in maniera comparata, come piace a noi. Lo spazio dei commenti è a vostra disposizione e la carne al fuoco non manca

Per la lettura integrale del pezzo vi rimando al LINK.

I vostri commenti su Fútbologia o sulla Bottega saranno graditissimi!

@EmaGiulianelli

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2 pensieri su “Fútbologia: Serie B: laboratorio per il futuro del calcio italiano?

  1. Giuseppe in ha detto:

    Un salary cup uguale per tutte le squadre di serie B può sembrare una buona idea per abbattere i costi legati agli ingaggi dei calciatori ma sono dell’idea che ogni società può fissare il proprio tetto ingaggi nella misura che più ritiene adeguata tenendo presente le entrate finanziarie della società. Fissando un tetto massimo di ingaggio si impedisce, ad esempio, alle società ambiziose di mettere in atto un progetto per competere alla promozione nella massima serie. Allo stesso modo una società di serie A retrocessa in cadetteria si vedrà costretta a “svendere” i suoi calciatori migliori (su cui hanno investito) perchè hanno un ingaggio superiore a quello prefissato. E’ pur vero che una tale politica permette (in un certo senso costringe) le società a puntare sul vivaio e sui giovani ma non deve passare l’idea che una società minore venga usata come una fabbrica di giovani calciatori da poter saccheggiare. Io avrei proposto un mini fair-play finanziario, ovvero che il suo bilancio annuale debba avere (es.) un deficit massimo di 2 milioni di euro.

    • E’ un discorso complesso. Credo sia un tentativo per limitare la distanza tra club ricchissimi e club con meno possibilità economiche, ma, soprattutto, per ridurre le spese. Poi c’è (da non sottovalutare) il discorso che cmq non è un obbligo: chi ci rinuncia non riceve contributi dalla Lega.

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