la bottega del calciofilo

Parole di calcio di Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli)

Archivi per il mese di “ottobre, 2013”

Dejan Antonic, on Indonesian football and Thoir

Dejan Antonic

Dejan Antonic

Football always find new frontiers to cross. In every single corner of the world there are four or five children that are kicking a ball.
Even right now.

Indonesia is the fourth more populated country in the whole world, with almost 240 million people living in this archipelago with more than 17,000 islands! The Indonesian Football Association (PSSI) was born 15 years before the country took the independence from Netherlands: this fact shows very clearly the love for this sport that people of Indonesia has always felt.
The movement is growing up very quickly in the last year. I decided to talk about it with a very important main character of Indonesian football, Dejan Antonic.
Serbian, 44 years old, Antonic has been an important football player, become World Champion in Youth FIFA World Cup Champion 1987 in Chile, with one of the best Yugoslavia team of all time. His teammates were players like Boban, Suker, Prosinecki, Jarni, Mijatovic, Stimac.
After his playing career he started training in Hong Kong, leading club teams and the national team too. In 2012 he leaved the former British colony to start working in Indonesia.
The last 28th October he won the semifinal of playoffs for the Indonesian Premier League with his Pro Titan. The final will take place on 2nd November against Semen.

What about football in Indonesia and its appeal?
“Football here is very popular and it’s the sport number one. The aspect that makes football here different and peculiar from anywhere else in this area is that all stadiums are full for every game. It’s beautiful to play in such this atmosphere”.

What level is the national championship, the IPL?
“Indonesian football is slowly improving, year after year. Many foreign player come to this and many good coaches work here too. Still now their level is not comparable with Europe, but they’re working hard to get closer to Japan and Korea. I believe that very soon they will succeed”.

How did you arrive here?
“I played a long time for Red Star Belgrade and because of that stupid war many of us had to leave Yugoslavia to look for something better. We had many difficulties playing in Europe (I played for Beveren Fc, in Belgium) because of the problems we had in our country. So I decided to move to Indonesia because some of my friends played here and they were very happy! In 1995 I left my country and went to Indonesia: now I can say I didn’t make a mistake”.

Who are the foreign players in Indonesian football?
“Once there was Roger Milla, the star of Cameroon in World Cup 1990 in Italy. Now there are many players from Brazil and Europe. National league is professional, but they need to work hard on many aspects to be 100% professional. They need to improve stadiums and work on youth players development”.

What’s wrong with stadiums?
“We could say they are ok, but they’re not close to European standards. There is some beautiful stadium, like the one in Jakarta (100.000 seats) or in Surabaya (80.000 seats; but some others are in not good conditions”.

How do you feel living in Indonesia?
“Life in Indonesia is very nice, people are very friendly. There are many beautiful places to visit, like Bally and Jogja. I have lived 8 years in Indonesia and I never felt like a foreign because I have big respect from people here”.

Can you tell me something about the national team?
“National Team is one of strongest in this part of Asia: this year, for the first time, we have some good foreign player who plays for Indonesia, naturalized. Indonesia side has a big support from fans, at home as away”.

What do you think about Thoir, the Indonesian tycoon who bought Inter FC in Italy?
“Great man with good name here! My boss is a good friend of him for some works they do together in America. He is very disciplined and professional man: I think it’s good for Italian football to have somebody like him. He’s a really nice man”.

Emanuele Giulianelli
@EmaGiulianelli

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Totti 15 anni da Capitano

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15 anni da Capitano, con la C maiuscola.
Il tabellino di quella storica partita:

31 ottobre 1998 ore 20:30
7a giornata

ROMA-UDINESE 4-0
ROMA: Chimenti, Aldair, Petruzzi, Zago (27′ st Candela), Wome, Tommasi, Di Biagio (27′ st Alenitchev), Di Francesco, Paulo Sergio (43′ st Frau), Delvecchio, Totti.
A Disposizione: Campagnolo, Dal Moro, Gautieri, Bartelt.

UDINESE: Turci, Bertotto, Calori, Pierini, Navas (1’st Bachini), Giannichedda, Walem (13’st Appiah), Pineda, Amoroso (13’st Sosa), Locatelli, Poggi.
A Disposizione: Wapenaar, Bisgaard, Gargo, Zanchi.

Arbitro: Messina di Bergamo.
RETI: 45′ pt Di Francesco, 7′ st Totti, 16′ st Paulo Sergio, 25′ st Totti (r).
NOTE: Ammoniti: Pineda, Giannichedda, Navas, Angoli: 12-5 Spettatori: 48.038.

David Moyes and a scary Halloween night in Dunfermline

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If he wanted to scare us with his Halloween mask, I think he succeeded.
He looks like a member of the Addams Family, a crossbreed between Lurch and Uncle Fester.

This is the Panini sticker of David Moyes, the current Manchester United manager, when he played football in Scotland, with Dunfermline Athletic Football Club.

dafcAnd if you take a look to Dunfermline badge, you’ll see how it’s suitable to Halloween too.
A strange castle tower in a very dark night, with black clouds in the sky and a frightful bare tree on the background.

Thrilling!

 

Emanuele Giulianelli

@EmaGiulianelli

Roberto Cevoli: “San Marino? Mi piacerebbe”

CevoliSMRiporto integralmente l’articolo, da me firmato, pubblicato oggi 30 ottobre sul quotidiano “La Tribuna Sammarinese” a pag.9

Nel turbillon delle voci che si susseguono per la successione a Mazza sulla panchina della nazionale di calcio c’è un nome che continua a rimbalzare e che sembra essere, viste le considerazioni federali, l’unica possibile alternativa al favoritissimo Pier Angelo Manzaroli.
Parlo di Roberto Cevoli, nato a Rimini nel 1968, ex difensore di Reggina, Reggiana, Torino, Cesena, Modena e Crotone, con tanta Serie A e B alle spalle, allenatore professionista da quando, nel 2005, è stato il vice di Camolese sulla panchina del Vicenza.
Roberto ha iniziato la sua carriera di calciatore proprio sui campi del Titano: dal 1986 al 1989, infatti, ha giocato con il San Marino Calcio, nel campionato italiano di Serie D e tra i professionisti in Serie C2 dopo la promozione del 1988. E a San Marino è tornato negli ultimi anni, come collaboratore della FSGC, per uno storico rapporto di amicizia e stima reciproca con il Presidente federale.
Ecco risolto il mistero di Chisinau: molte voci si erano diffuse quando Roberto era stato fotografato in panchina vicino a Mazza durante la trasferta della nazionale in Moldavia.
“Collaboro con la FSGC da un anno e mezzo – spiega Cevoli – con l’incarico di Responsabile Tecnico delle Nazionali. In pratica osservo, ascolto, do consigli: sono in ottimi rapporti con il Presidente da quasi trent’anni!”
Il suo nome gira con insistenza: c’è una trattativa per farti diventare ct della Nazionale maggiore?
“Per quanto ho appena spiegato, sarebbe strano parlare di trattativa. Io sono già collaboratore federale, una vera e propria trattativa non c’è mai stata. Diciamo che nelle chiacchierate con il Presidente abbiamo più volte parlato di questa ipotesi, nel tempo. Amiamo scambiarci idee e impressioni sul calcio”.

A lei piacerebbe quel ruolo?
“Sinceramente sì, ma prima bisogna capire qual è l’idea che hanno in Federazione. La realtà di San Marino è complessa, bisogna conoscerla bene per non avere problemi. Il calcio è molto dilettantistico, ci sono problematiche qui che altrove non esistono. Chi viene da fuori non se ne rende conto. Comunque San Marino è cresciuta molto negli ultimi anni: bisogna fare un applauso a chi gestisce il calcio e alla FSGC; non dimentichiamo mai che tutto il Paese conta trentatremila abitanti”.

Cosa c’è da migliorare?
“Tuttora c’è molto dilettantismo. Il campionato vive comunque di grandi rivalità tra i vari castelli che animano la competizione. Credo che per crescere si debba riuscire a fare il salto di qualità sotto l’aspetto della mentalità: serve proporre un calcio che, pur mantenendo il suo carattere dilettantistico, abbia in sé sempre più aspetti professionistici”.

Un allenatore straniero, non sammarinese, potrebbe essere utile per la svolta di cui parla?
“Dipende, come detto, dalle intenzioni federali. Uno straniero incontrerebbe comunque delle difficoltà, legate alla realtà particolare nella quale si verrebbe a trovare: se non si conosce l’ambiente, il rischio è di trovarsi male”.

Quando parla di realtà particolare a cosa fa riferimento, concretamente?
“A San Marino tutti si conoscono, soprattutto le persone che sono nel mondo del calcio. Ognuno si sente in diritto di dire la propria: chi non conosce certi equilibri può avere problemi. Il bello, comunque, è che qui il calcio si vive ancora come un divertimento”.

Lei conosce bene questa realtà?
“Abito a San Marino, sono naturalizzato sammarinese da poco tempo, mi sento di conoscere l’ambiente molto bene. Per la mia eventuale firma con la Nazionale, però, potrebbe influire il fatto che io sono un allenatore professionista. Questo è un aspetto da valutare”.

Cosa pensa di Manzaroli?
“Pier Angelo è un ragazzo preparato e ha ottenuto buoni risultati. Ha il profilo giusto e la voglia di mettersi in gioco. Non dimentichiamo che ha ottenuto risultati davvero storici, come il pari in Grecia e la vittoria contro il Galles. I primi risultati, a livello giovanile, iniziano a vedersi e ci sono ragazzi interessanti che potrebbero non sfigurare anche in società professionistiche italiane”.

Quali obiettivi deve porsi il nuovo ct della Nazionale? Vincere la prima partita ufficiale?
“Credo vadano fatte valutazioni più ampie nel tempo. Va bene mantenere lo stesso profilo, ma si deve lavorare a lungo termine. San Marino può anche perdere tutte le partite, ma si deve lavorare sulla mentalità, come ho già spiegato, e sui giovani. La parola d’ordine dev’essere partire dal basso: un allenatore oggi non può porsi un vero e proprio obiettivo con la Nazionale maggiore, ma ragionarne a livello più ampio sul sistema. Se si parte dal basso, si ottiene qualcosa di più duraturo. Certo, i buoni risultati aiutano il morale”.

Visto che lei conosce bene il Presidente, che tempi si è dato per decidere il nuovo ct?
“Entro febbraio, marzo al massimo, sapremo chi è il successore di Mazza”.

Emanuele Giulianelli
(emanuele.giulianelli@gmail.com)

Stasera ore 20:30 Serie B a “360° di Sport”

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Su TSE Telescouteuropa stasera torna la mia rubrica “La B di Emanuele Giulianelli“, alle ore 20:30 durante la trasmissione “360° di Sport”.

Potete seguirla in diretta al link qui sotto:
http://www.tsetv.it/TSE_Telescouteuropa/Home_page.html

La Tribuna Sammarinese e Jesic

Vi segnalo che nell’edizione odierna del quotidiano “La Tribuna Sammarinese” a pagina 9 (con titolo in prima pagina) è pubblicato integralmente il mio articolo di ieri apparso su La bottega del calciofilo “Nel calcio tutto è possibile”. Non a San Marino.

Il dibattito continua.

Zola: once upon a time in Sardinia

Season 1984-85. For the first time in their history, the Nuorese Calcio plays on a professional football championship: Italian Serie C2 (the same of English League Two).

A new star starts his career in that team from Sardinia, a boy of 18, not tall or muscular but very talented.
His name is Gianfranco Zola.

You can see him in the picture below, he is the fourth one knelt from the left.
The story of “Magic Box“, the Watford trainer, starts from here.

NuoroZola8485

Tagikistan: tra calcio e potere

kavazL’articolo originale, in lingua inglese, è stato pubblicato sul prestigioso sito di geopolitica EurasiaNet.org (http://www.eurasianet.org) con il titolo “Tajikistan: Former National Team Coach Recalls Football Follies”. Il link all’articolo originale è http://www.eurasianet.org/node/67662

Stando a quel che si dice, lo scrittore e filosofo francese Albert Camus, una volta pronunciò questa frase: “Tutto ciò che so sulla moralità e sui doveri degli uomini, lo devo al calcio”. Camus, ovviamente, non aveva mai visto come funzione il Bel Gioco in Tagikistan .

Tutto quello che c’è da sapere sullo stato del calcio nel Paese più povero dell’Asia Centrale è sintetizzato in un fatto che si è verificato il 6 Settembre 2012 . In una delle vittorie calcistiche più importanti per il Paese dal momento in cui ha ottenuto l’indipendenza nel 1991 , la nazionale tagika sconfisse il Qatar, proprio in quel giorno, per 2-1, in una partita amichevole giocata a Ingolstadt, in Germania . Anche se il risultato non può essere considerato impronosticabile come la vittoria per 1-0 con cui gli Stati Uniti sconfissero l’Inghilterra nella Coppa del Mondo del 1950, è ancora ricordato come un risultato clamoroso . La cosa divertente è stata che il vice presidente della Federcalcio tagika, Azizbek Rajabov, era assente ingiustificato alla partita. Sebbene Rajabov avesse accompagnato la squadra tagika in Germania per l’amichevole, si racconta che abbia saltato il match per fare un rapido giro di shopping in Italia .

“Ha pensato che saremmo stati sconfitti”, ha ricordato Nikola Kavazovic , un serbo ed ex allenatore della nazionale.

Un altro evento esemplificativo è avvenuto solo poche settimane fa, durante la semifinale di Coppa del Tagikistan giocata ai primi di ottobre. Durante la partita Ahtam Hamrokulov ha segnato due volte per il Regar-TadAZ contro il Vakhsh, club per il quale aveva giocato due anni prima. Il caso volle che Hamrokulov avesse anche una casa a Qurghonteppa, dove il Vaksh disputa le sue gare casalinghe. Come riportato da RFE/RL, quando Hamrokulov è tornato a casa alla fine dell’incontro, ha incontrato i funzionari della città che, per una forma chiaramente di ripicca per la sua bravura nell’aver segnato due goal contro la sua ex squadra, lo hanno accusato di non aver pagato le sue bollette dell’acqua e dell’elettricità. Nonostante le sue proteste con cui chiariva di aver effettuato pagamenti regolari, i funzionari hanno provveduto a tagliare l’acqua e l’energia elettrica a casa sua. Il servizio è stato ripristinato solo dopo che Hamrokulov si è lamentato con Rustam Imomali , il presidente della Federazione Calcio tagiko e figlio del presidente di lunga data del Tagikistan, Rahmon Imomali .

Kavazovic ha avuto un posto in prima fila per assistere a un sacco di stravaganze durante il periodo di lavoro di sei mesi come allenatore della nazionale che si concluse nel marzo 2013. Prima di questo incarico, aveva allenato per più di un anno la squadra di club del FC Istiqlol, una corazzata del campionato tagiko.

Kavazovic ha ottenuto per lo più successi nella sua carriera di allenatore in Tagikistan, ma i buoni risultati ottenuti sul campo non gli hanno impedito di essere licenziato in un battibaleno da entrambi gli incarichi. “La dirigenza dell’Istiqlol mi ha licenziato dopo una sconfitta contro il Ravshan Kulyob per 1-0. Quella era la mia prima sconfitta con il club dopo 13 mesi!”, ha osservato .

Durante il suo incarico come allenatore della nazionale, la squadra ha registrato tre vittorie e due sconfitte, un risultato di tutto rispetto considerando il basso livello nel ranking FIFA del Tagikistan quando lui prese l’incarico di allenatore. All’epoca la nazionale tagika occupava il 142° posto; attualmente si trova al 117 °. Mentre era alla guida dell’Istiqlol, che ha sede nella capitale Dushanbe, il club nel 2012 ha conquistato la Coppa del Presidente AFC, un prestigioso trofeo asiatico dato al vincitore di una sorta di Champions League per le nazioni emergenti della regione.

Come racconta Kavazovic, è stato apparentemente lasciato andare come allenatore della nazionale all’inizio di quest’anno perché la squadra non è riuscita a qualificarsi per la AFC Challenge Cup 2014. Ma la vera ragione per cui il suo contratto non è stato rinnovato, sostiene, era che voleva dare uno scossone allo status quo imperante nel calcio tagiko, cosa che le autorità che regolano il gioco in Tagikistan non potevano tollerare.

“Vogliono rimanere chiusi, senza progresso”, ha detto Kavazovic. “Il Tagikistan è un luogo ideale per lavorare e vivere se non vuoi utilizzare la tua testa e il tuo cervello . Quando inizi a pensare in modo diverso, puoi solo fare le valigie e dire addio.”

“Il fatto che il presidente della Federcalcio è il figlio del presidente del Tagikistan dice abbastanza circa le influenze politiche”, ha continuato. “Inoltre, il presidente di uno dei più potenti club, il FC Istiqlol, Sohruh Saidov, è il figlio di un politico molto importante, e il giovane Saidov stesso è un uomo molto potente . ”

Rustam Imomali , 26 anni, capo della Federcalcio tagika, è il figlio maggiore, da qualcuno ampiamente visto come un potenziale successore alla guida del Paese, del Presidente Rahmon. Rustam è “circondato da persone sbagliate che prendono decisioni al posto suo”, ha detto Kavazovic . “Lui ama davvero il calcio , ma non ha abbastanza esperienza e conoscenza per ricoprire quella posizione. ”

La mancanza di personale qualificato in alto sta ostacolando lo sviluppo di giocatori esperti e impedisce ai club di raggiungere il loro pieno potenziale in competizioni internazionali, sostieni Kavazovic. Per citare un esempio ha indicato quanto accaduto al FC Istiqlol dopo il suo trionfo nella Coppa del Presidente AFC nel 2012. “Solo due mesi dopo quel trionfo incredibile, il presidente del club, Sohruh Saidov, licenziò sette giocatori da quella squadra”, ha detto Kavazovic .

Egli ha affermato né questioni finanziarie né disciplinari hanno spinto il presidente a cedere i giocatori. Invece, ha sostenuto che Saidov è stato messo sotto pressione da altri oligarchi che gestiscono club del campionato nazionale tagiko per affievolire il livello di talento dell’Istiqlol. Istiqlol a quel tempo batteva costantemente i suoi avversari nel campionato nazionale con punteggi totalmente asimmetrici e i rivali di Saidov volevano che le partite diventassero più competitive: invece di rinforzare i proprio, hanno in qualche modo costretto Saidov a indebolire il suo Istiqlol .

“Quando una formazione tagika ottiene qualche successo c’è sempre qualcuno che trascina la squadra, o l’intero movimento, di nuovo verso il basso”, ha dichiarato Kavazovic . “Loro [i dirigenti dei club ] vogliono un circo dell’antica Roma. … E se una squadra diventa troppo forte non c’è più gusto. ”

L’organo di governo del calcio tagiko, ha proseguito, è riluttante a dare un allenatore una vera autorità per guidare la nazionale. “L’ allenatore della Nazionale firma sempre un contratto di sei mesi”, ha detto Nikola. “Come si può pretendere di progettare un futuro migliore per la nazionale tagika se hai… solo sei mesi? Se una nazionale vuole crescere… devi essere in grado di disegnare un piano a lungo termine. ”

Una dichiarazione rilasciata a EurasiaNet.org dalla Federcalcio tagika ha attribuito il licenziamento di Kavazovic al fallimento del Tagikistan nelle qualificazioni per la AFC Challenge Cup 2014. Il Tagikistan è arrivato secondo, dietro al Kirghizistan, nel girone di qualificazione, per colpa di una sconfitta per 1-0 contro il Kirghizistan nel match testa a testa. I tagiki hanno mancato la qualificazione come secondi classificati del gruppo per la scarsa differenza reti .

La dichiarazione ha continuato ad attribuire i commenti sprezzanti di Kavazovic sulla federazione tagika come a quelli della volpe con l’uva. “Le parole calunniose di Kavazovic sulla Federazione Calcio tagike e la sua leadership … non sono altro che emotività [proveniente] da una persona il cui orgoglio è stato ferito “, dice la nota.

Emanuele Giulianelli
(@EmaGiulianelli)

Trad. italiana per la rubrica Calciamondo su 1000cuorirossoblu (link)

“Nel calcio tutto è possibile”. Non a San Marino.

L'ultimo ranking FIFA vede San Marino in posizione 207

L’ultimo ranking FIFA vede San Marino in posizione numero 207

Sul quotidiano sammarinese “Lo Sportivo” di ieri, 24 ottobre, è apparso un editoriale a firma del direttore dal titolo “Nazionale: la bufala serba” che fa riferimento al pezzo scritto da me per “La Tribuna Sammarinese” nel quale ho parlato della candidatura di Miodrag Jesic alla guida della nazionale di calcio del Titano per il dopo Mazza (link).
Nell’editoriale si trova scritto:
Una candidatura forte, con tanto di sponsorizzazione su un quotidiano è quella del serbo Miodrag Jesic, peccato che la firma dell’articolo che ne parla sia quella di un giornalista/agente caro amico del serbo che realisticamente ha lo 0% di possibilità di allenare la Nazionale. Non sarà lui quindi il futuro allenatore”.
Come avete sicuramente capito, si riferisce a me e al mio pezzo.

Non sono agente di nessuno e non conosco il signor Miodrag Jesic.
Ho ricevuto notizia dell’interessamento di Jesic per l’incarico dal suo agente; ne ho chiesto spiegazioni allo stesso tecnico serbo che mi ha confermato tutto.
A quel punto ho dato la notizia. Ho fatto il mio lavoro. Non ho mai scritto che la Federcalcio di San Marino sta puntando su Jesic, bensì che si tratta di un “serio candidato alla panchina della nazionale di San Marino”. Le stesse parole usate dal direttore de “Lo Sportivo” (“una candidatura forte”).

Ciò che trovo davvero interessante nel pezzo scritto da colui che, oltre a dirigere il giornale, è il capo ufficio stampa della FSGC, è il fatto che nel momento stesso in cui riconosce che la candidatura di Jesic è forte, cioè che il serbo è un tecnico di nome e di capacità provate, sentenzia che lo stesso ha zero chance di ricoprire l’incarico lasciato da Mazza. Perché? Cosa impedisce alla Federazione di provare a puntare su un allenatore che ha esperienza da vendere?
Dal momento in cui ho lanciato la notizia della candidatura di Jesic per la panchina di San Marino si è scatenato un clamore internazionale, arrivando a far parlare del futuro della nazionale del Titano fino in Bulgaria: il serbo non darebbe finalmente un respiro più internazionale alla squadra?

La risposta a questi interrogativi è tra le righe dell’editoriale:
“[…]cercare carriera nel mondo dei professionisti cozza contro l’idea di amateurs che ha da sempre la Federcalcio di San Marino”.
E la risposta finale è più che un’idea giornalistica: “Pier Angelo Manzaroli alla fine degli incontri/scontri del Consiglio Federale sarà il nuovo allenatore della Nazionale di San Marino”.

San Marino, perciò, non avrà un tecnico straniero. Questa è una certezza.
Il perché non si punti a elevare il tasso tecnico della squadra, a cercare allenatori di esperienza internazionale per tentare di alzare l’asticella del calcio sammarinese non è chiaro.

Ho parlato con Miodrag Jesic, dopo aver saputo della sua candidatura e ho raccolto alcune sue dichiarazioni. Ve ne rendo partecipi, perché credo sia giusto per i tifosi sammarinesi conoscere il personaggio al quale, a priori, la Federcalcio ha detto no.
Per quanto mi riguarda, vincere una partita sarebbe un successo per la nazionale sammarinese; ma se raccogliessi solo tre punti nel girone di qualificazione lo considererei un fallimento personale”. Non male come presentazione, considerando che si viene da un punto ottenuto in quindici anni.
Amatoriale? Sfide impossibili contro le grandi del calcio internazionale? Un piccolo aneddoto raccontato dal tecnico serbo: “Quando ero alla guida del CSKA Sofia, giocammo una partita di qualificazione per l’Europa League a Leverkusen. Il giorno prima dell’incontro, durante la consueta conferenza stampa, un giornalista tedesco si rivolse a me sfoderando un gran sorriso e mi disse di rispondere onestamente a questa domanda. Lei sa, mi chiese, che nessuna squadra bulgara ha mai vinto contro un club tedesco in Germania e che domani la vostra sarà come la sfida di Davide contro Golia? Io gli risposi in maniera chiara e concisa che il giorno dopo ci sarebbe stata la prima vittoria in terra tedesca. Vincemmo 1-0 e lo stesso avvenne nel match di ritorno in casa nostra. Dopo esserci qualificati ai gironi, quindi, lo stesso giornalista tornò da me a congratularsi per la vittoria meritata; io gli chiesi chi era stato quel giorno Davide e chi Golia. Non mi rispose, si limitò a sorridermi di nuovo. Nel calcio tutto è possibile”.

Non sono un agente, né uno sponsor come ho già spiegato. Sono solo uno che ci tiene al calcio sammarinese e vorrebbe vederlo, finalmente, svoltare.

Emanuele Giulianelli

Quattro mani per un fuoriclasse: Totti

totti-1L’amico e collega Simone Cola, autore del curioso blog “Uomo nel pallone” mi ha coinvolto in un pezzo “a quattro mani”.
Si parla di Totti: un vero fuoriclasse.

Lo riporto integralmente.

Ieri sera mi è stato fatto notare questo articolo di Giancarlo Padovan, ex-direttore di TuttoSport e noto giornalista e opinionista del quale, a essere sincero, a volte apprezzo anche le idee e i pareri. Tuttavia stavolta sono rimasto allibito, ho trovato questo pezzo totalmente forzato e gratuito ed è per questo che ho pensato di contattare l’amico Emanuele Giulianelli, romano e romanista e anche lui giornalista sportivo per chiedergli un parere. Da qui è nata l’idea di scrivere questo blog, per rendere omaggio a quello che il calcio DEVE riconoscere come un campione, per non perdere le basi di questo sport. Dunque perché per noi Totti è un fuoriclasse e Padovan sbaglia?

Cito il suo articolo apparso su discoveryfootball.it: “Perché Totti non è un fuoriclasse? Perché non ha mai accettato di misurarsi in realtà più competitive della Roma e dell’Italia, perché ha vinto poco nel club e mai a livello internazionale, perché nel 2006 ha fatto un Mondiale da convalescente (Italia sempre senza un uomo se lui era in campo) ritrovandosi campione per meriti altrui.”

Trovo questa definizione di “campione” assolutamente personale e del tutto discutibile; per moltissimi, infatti, un campione è colui capace di fare la differenza in campo e questa è una cosa che a Totti è sempre riuscita. Anzi, per moltissime stagioni si è preso la squadra e spesso anche la società sulle spalle, risultando sempre un valore aggiunto e mai un limite: è infatti un luogo comune definire la Roma del passato come “Totti-dipendente”, qualsiasi squadra dipende dalla presenza dei fuoriclasse, che è meglio avere in campo che fuori. Totti ha spesso mascherato i limiti della propria squadra, ed è vero, ma non sarebbe un campione per questo motivo? Le “realtà più competitive” che Padovan richiede sono opinabili, prima di tutto perché si parla comunque di essere Re a Roma e nella Roma, romano e romanista, una cosa che è successa a pochi – ed erano tutti campioni, da Amadei a Di Bartolomeo; secondo perché una realtà più grande non necessariamente indica un calciatore migliore: Batistuta, nei numerosi anni che ha giocato nella Fiorentina segnando valanghe di gol di pregevolissima fattura non era forse uno dei migliori centravanti al Mondo? Non era forse un campione? Pelé non ha forse giocato sempre in Brasile senza mai misurarsi nei campi europei?
(Sì, su Pelé si può dire che ha vinto 3 Mondiali, ma è un’ovvia provocazione la mia: chiaro che se per Padovan un calciatore, per essere un campione, dev’essere arrivato ai livelli di Pelé e Maradona allora esistono ben pochi campioni, tra passato, presente e futuro.)
Il vincere poco a livello di club e in campo internazionale è una dolce condanna per chi sceglie di essere la bandiera di una squadra come la Roma: immagino che Padovan ignori volutamente che vincere uno scudetto in giallorosso è come vincerne cinque con la Juventus per tutta una serie di ragioni storiche, politiche e ambientali che meglio di me dovrebbe conoscere. Torno a citare Batistuta, anche lui vincitore di niente di che in carriera… Era forse meglio Karembeu, campione di tutto con il Real Madrid giocando dieci gare l’anno?
E Karembeu è anche la giusta pietra di paragone per quel che riguarda il Mondiale vinto “per meriti altrui”: non scherziamo, abbiamo vissuto tutti quell’estate del 2006 e prima di dire che Totti non ha brillato si deve ricordare il rigore realizzato contro l’Australia, al 90° minuto, sotto di un uomo e in palese affanno, è stato a dir poco fondamentale.
Quel pallone pesava come un macigno e in pochi si sarebbero presi una responsabilità così grande: immagino che se avesse sbagliato sarebbe stata solo colpa sua. Ma Totti realizzò. Quindi sì, direi che il suo contributo nella conquista del Mondiale lo ha dato, dispensando per il resto della competizione assist a pioggia.
Un campionato del Mondo è una competizione ristretta a un mese, dove conta moltissimo lo stato di forma e la fortuna: accanirsi su Totti per non essere stato particolarmente brillante mi sembra una vera e propria forzatura. E anche il passaggio “Italia sempre senza un uomo se lui era in campo” non mi pare rispettoso per Lippi che certo doveva vederci una qualche utilità nella presenza di Francesco. Bisogna pensare che volesse farsi del male? Dobbiamo credere che eravamo così forti, quella magica estate del 2006, da vincere un Mondiale giocando in dieci?

Per carità, non ricordiamo a Padovan che Francesco Totti ha segnato la bellezza di 230 reti in Serie A. Per lui sono quisquilie, dato che “se guardiamo solo ai gol allora c’è da fare una serie di distinguo: 63 sono stati segnati su calcio di rigore e 20 su punizione. Più di un terzo, dunque, da calcio da fermo la posizione più consona all’indole tottiana.”
Noi italiani dovremmo sapere bene (Italia ’90, USA ’94, Francia ’98) che un conto i rigori è tirarli e un altro è realizzarli, e lo stesso ovviamente si può dire dei calci di punizione, colpo che decisamente non riesce al primo arrivato. Non sono addentro alle statistiche come il buon Padovan, ma a memoria anche Del Piero ha segnato diverse volte in questa maniera: eppure sono pronto a scommettere che contino lo stesso ai fini statistici e nel determinare il risultato di una gara. E scommetto anche che Del Piero, dal giornalista veneto, è considerato (giustamente) un vero fuoriclasse.
Partendo dal presupposto che Totti non ha sempre giocato come vera e propria punta e che se un calciatore che “non corre” (“indole tottiana?”) segna circa 150 reti su azione deve saperci fare con i piedi, ecco che si capisce come il modo in cui il capitano della Roma ha realizzato i suoi gol non conta poi molto: l’importante è segnare, cosa che Totti ha sempre fatto in vent’anni di carriera.

Altra cosa che Padovan finge di non sapere è che il calcio non è una gara di simpatia: poco conta quindi la considerazione “poi un fuoriclasse – se lo è veramente – non sputa agli avversari (Poulsen all’Europeo di Portogallo) e meno che mai prende a calci per pura frustrazione un avversario migliore di lui (Balotelli nella finale di Coppa Italia del 2010)” visto che certi episodi sono capitati anche a grandi campioni (qualcuno ha detto Zidane? Non era un campione, Zidane?) e che nulla incide la simpatia personale o l’attenersi a essere “modelli di vita” che spesso si pretende da chi in realtà è pagato per giocare bene a calcio. Ibrahimovic potrà essere anche antipatico ma è un campione e c’è ben poco da obiettare. Lo stesso Balotelli (che Padovan intende “migliore di Totti”) ha avuto comportamenti spesso non consoni; tuttavia mi pare che nel giudicare il suo talento si eviti (giustamente) di guardare a certi eccessi. Per intenderci, Totti non è Cassano, con il quale non a caso si scornò; non è mai stato un problema per nessun allenatore, che anzi lo ha sempre messo al centro del proprio progetto – tranne il buon Carlos Bianchi, che non a caso in Italia durò il tempo di una lambada –, si è sempre allenato bene e dentro e fuori dal campo sono più le cose “extracalcio” buone che ha fatto che quelle non. Attaccarsi a qualche episodio capitato in una carriera ventennale sembra veramente gratuito.

“Perché Totti è un calciatore finito? Perché il suo galleggiare (3 gol fatti di cui uno su rigore) è senza prospettiva, perché gli infortuni sono frequenti e dolorosi, perché sta facendo una stagione ordinaria in un contesto nel quale eccezionali sono gli altri (con il Napoli, uscito lui, la Roma ha vinto comunque e Pjanic si è esaltato).”
Qui sono giunto alla conclusione che io e Padovan, probabilmente, seguiamo due sport diversi e per quanto ritenga di avere solo da imparare da chi fa della critica calcistica una professione, non posso non sottolineare alcune cose che ritengo evidenti.
La posizione in cui giostra Totti nella Roma di Garcia, per incominciare: pur giocando “punta centrale”, Francesco gioca per la squadra, per gli inserimenti dei compagni: è naturale non aspettarsi così tanti gol, soprattutto se consideriamo che la Roma di quest’anno è una vera cooperativa del gol dove tutti segnano un po’ ma nessuno a valanga. Gli infortuni saranno anche frequenti e dolorosi ma “il Fenomeno” Ronaldo non era addirittura più recidivo in questo? Eppure non era forse un campione assoluto? La sfortuna, la stanchezza, gli acciacchi derivanti (anche e soprattutto) dalle tante botte prese su ogni campo non possono essere motivi validi per determinare la bravura di un calciatore.
Credo. Spero.
Vero è che con il Napoli la Roma ha vinto senza di lui, ma falso è sottintendere che con lui in campo non sarebbe potuta andare ugualmente così: non è che Borriello ha fatto la differenza e oltretutto non è da una singola partita che si giudica l’importanza di un calciatore.
L’assenza di Totti probabilmente peserà sulla Roma nelle prossime gare e se così non sarà, vorrà dire che Garcia avrà fatto un lavoro straordinario ma penso proprio che “Il Pupone”, quando tornerà, riprenderà il suo posto in squadra senza se e senza ma. Il che vorrà dire che o Garcia si è letteralmente bevuto il cervello oppure che Totti è un valore aggiunto, non certo una zavorra.

“Candidarlo per un rientro in nazionale non è né realistico, né rispettoso di chi ha fatto e farà più di lui. Come tutti dovrebbero ricordare, al Mondiale si gioca ogni quattro/cinque giorni e il Totti attuale fatica a giocare una partita intera ogni sette. Se in una manifestazione del genere fosse vittima di un infortunio di media entità (gli stiramenti di cui soffre), la sua partecipazione sarebbe esaurita dopo una o due partite e la nazionale si sarebbe bruciata un posto. E poi con tutti i calciatori giovani e maturi che sono saliti alla ribalta negli ultimi due anni, l’Italia ha bisogno proprio di Totti per sentirsi rappresentata?”

Il Mondiale è un pugno di gare, dove la classe e il carisma contano quanto la corsa sul campo: nessuno pretenderebbe che Totti sia titolare inamovibile e che giochi tutte le gare, ma immagino che potrebbe essere una valida alternativa capace di sbloccare una partita difficile (magari con un rigore o una punizione, cose che no, non riescono a tutti) e se fosse vittima di un infortunio pazienza, può capitare anche ai migliori.
Ci bruceremmo un posto, forse, ma siamo sicuri che a livello assoluto non varrebbe la pena tentare il rischio? Infine mi piacerebbe sapere chi, per Padovan, sono quei “calciatori giovani e maturi saliti alla ribalta” che attualmente sono migliori di Totti e che potrebbero ambire ad avere un giorno una carriera lunga e importante come la sua. El Sharaawy? Gabbiadini? Lo stesso Balotelli? Ne siamo così sicuri?

A un Mondiale si portano i giocatori più forti del proprio movimento calcistico perché sono poche gare e conta vincerle, non esiste programmazione. Così la pensano milioni di persone, quelli che vorrebbero un ritorno in Nazionale di Totti non per “sentire rappresentata” l’Italia ma perché ancora si illudono che se nel calcio sai usare i piedi in maniera divina allora sì, sei un campione.
Mi dispiace che il signor Padovan abbia così tanta antipatia nei confronti di Totti da non giudicarlo serenamente come fa con altri temi che mi appassionano. Per quel che mi riguarda, la mia è solo un’opinione, peraltro di un tifoso super partes, in quanto non tifo Roma né ho più l’età per avere come idolo un calciatore. Dico solo quel che vedo e Totti di cose bellissime me ne ha fatte e me ne fa vedere tante. Nessuno dice che sia al livello dei più grandi di sempre ma definirlo un “non campione” mi sa tanto di chi vuole dare un parere controcorrente. Magari perché se ne parli.
Non sono il numero di reti realizzate, dove, come, contro chi, a definire un campione. E in un gioco di squadra non lo sono nemmeno i trofei vinti o il presunto merito dei compagni, si vince e si perde tutti insieme. Aggiungo, non sono nemmeno le vittorie a definire un campione: è il giocare a calcio, per anni e anni, prendendolo come un gioco, divertendosi come da bambini. È avere due piedi magici che fanno cose che i normali esseri umani faticano a pensare e che ti fanno rispettare e temere da ogni avversario e collega.
E poi: uno Scudetto, due Coppe Italia, due Supercoppe, una Scarpa d’Oro, tre volte miglior calciatore AIC, cinque volte (record) miglior calciatore italiano AIC, un Mondiale, un secondo posto ad un Europeo in cui fu comunque il miglior giocatore della competizione oltre che della finale…può bastare? Non sembra esattamente un curicculum da ultimo della classe. E dire che si trascina per il campo pare inesatto, considerato che appena la scorsa stagione, per media-voto, è stato il miglior giocatore di tutta la Serie A. Alla bella età di 36 anni.
Francesco Totti non solo è un fuoriclasse, ma è il simbolo di quello che un fuoriclasse deve essere. Sentenziare il contrario, alla luce di questi fatti, è pura eresia.

(Simone Cola)

L’amico Simone mi ha scelto per commentare insieme a lui il pezzo di Padovan su Totti: qualcuno si starà chiedendo perché proprio io? Per un fatto molto semplice credo: coerenza. Non sono mai sceso e salito dal carro di quelli che amano il Capitano (rigorosamente con la lettera maiuscola) della Roma a seconda delle sue prestazioni o, ancora peggio, a seconda della propria convenienza editoriale.
Ho un rapporto particolare con Giancarlo Padovan: l’ho apprezzato come giornalista, l’ho seguito per la sua conoscenza del calcio italiano, soprattutto per la competenza tattica visto che ha il patentino di allenatore. Fino al punto di chiedergli di scrivere un contributo per il libro che ho scritto insieme a Marco Osio sulla carriera del Sindaco di Parma, del genio della squadra di Scala arrivata alle vette d’Europa cavalcando dalla Serie B.
Chi non vive a Roma non sa che fino a pochi mesi fa Giancarlo Padovan era opinionista fisso su Rete Sport, la radio diretta da Daniele Lo Monaco che parla ogni giorno h24 della squadra giallorossa. Nonostante lo scetticismo iniziale della gran parte degli ascoltatori che ricordavano Padovan come direttore di Tuttosport e, quindi, lo bollavano come juventino (o comunque filo-nordista), il giornalista si è guadagnato la stima di molti tifosi giallorossi per la sua pacatezza, per il suo equilibrio e per aver preso forti posizioni in appoggio alla causa romanista. Al punto che tante persone si sono ricredute su di lui, arrivando a considerarlo simpatizzante della Roma.
Ed esaltava Totti. Nell’era del digitale le prove sono facili da trovare: basta ascoltare qualche podcast http://www.retesport.it/giancarlo-padovan e si possono trovare molti esempi del Padovan “Tottiano”.
Cos’è successo quindi? Niente, se non quello che scriveva un cronista d’altri tempi, un certo Dante Alighieri di Firenze:
E io, che riguardai, vidi una ’nsegna
che girando correva tanto ratta,
che d’ogne posa mi parea indegna;
e dietro le venìa sì lunga tratta
di gente, ch’i’ non averei creduto
che morte tanta n’avesse disfatta.

Forse si è dato troppo peso alle parole di Padovan. Sono quelle di chi gira con il vento, o meglio con il pomello della radio che cambia, o come le pagine di un diverso giornale che frusciano. Giancarlo oggi non lavora più su Rete Sport, ma su un sito web che, grazie a queste dichiarazioni, ha collezionato una marea di visitatori: oggi è quello che conta purtroppo. E per ottenerli si è disposti a scrivere qualsiasi cosa, anche, come ha scritto Simone, un’eresia calcistica al grido di “bene o male purché se ne parli”, per paura di finire inghiottiti nel grande mare del web e dai flutti di inchiostro in una selva di penne e clic di tasti.
Tutto per emergere. Tutto per far ricordare al mondo che esisti e che scrivi.
Totti non ha bisogno di parole. Anche lui scrive, come Padovan, ma scrive la Storia. Con la S maiuscola, come fanno i campioni.

(Emanuele Giulianelli)

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