la bottega del calciofilo

Parole di calcio di Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli)

Turks & Caicos su Panenka

tcSul numero 26 (gennaio 2014) della rivista in lingua spagnola Panenka è stato pubblicato un mio articolo su una storia curiosa che riguarda la nascita della nazionale di calcio di Turks & Caicos, ultima nella classifica Fifa, e del suo primo ct, Gino Pacitto: Italian, of course.
La rivista si può acquistare al link: Número 26 Panenka

Su La bottega del calciofilo, invece, pubblico l’articolo integrale in Italiano.

Gino Pacitto nasce nel 1945 a Roma, in una città ferita dalle bombe alleate e dai rastrellamenti tedeschi, stremata dalla rappresaglia nazista e dalla fame.
Nel 1948 emigra insieme alla sua famiglia a Caracas, in Venezuela, dove frequenta la scuola spagnola dei Salesiani. Mostra sin da bambino una spiccata attitudine per lo sport, giocando a basket e arrivando a disputare gare di nuoto a livello nazionale.
Nel 1958, al suo ritorno in Italia, trova l’amore che condizionerà tutta la sua vita: il calcio. Il giovane Pacitto inizia a giocare con l’Ina Casa calcio, una squadra dilettantistica del quartiere Quadraro: il suo talento innato lo fa arrivare a debuttare in prima squadra all’età di 15 anni.
Arriva, quindi, la chiamata della Roma per un provino di due settimane, agli ordini dell’allenatore argentino Juan Carlos Lorenzo, una leggenda vivente. In quella squadra, insieme a lui, c’è gente del calibro del portiere Fabio Cudicini, di Giacomo Losi, di Giancarlo De Sisti e di Pedro Manfredini: il ragazzo non mostra alcun timore reverenziale e impressiona talmente la dirigenza giallorossa che inizia una trattativa con l’Ina Casa per portarlo a vestire la maglia della Roma. Da calciatore professionista, in Serie A.
Purtroppo il trasferimento non si concretizza, per divergenze tra le due società. La delusione è talmente tanta che, dopo poco, all’età di 17 anni, Gino decide di smettere di giocare a pallone.
Ma un amore grande come il suo non può finire così, non si può spegnere un fuoco che arde nel petto solo per una sconfitta, se pur pesante come quella del mancato ingaggio in Serie A.
Così, nel 1965 Pacitto emigra in Canada e riprende da lì la storia che aveva interrotto: disputa vari campionati nel massimo campionato canadese con la squadra degli Italiani di Sudbury, in Ontario e, dopo aver definitivamente smesso di giocare, intraprende anche la carriera di allenatore.
Tutto questo fino al 1997, vero Gino?
“Sì, perché in quell’anno decisi di partire di nuovo: destinazione Turks and Caicos”.
Forse qualcuno di voi ha letto questo nome sui coloratissimi francobolli illustrati con i personaggi di Walt Disney che spopolavano nei primi anni ottanta; ma penso che la maggior parte di chi sta leggendo questa storia non sappia minimamente dove si trovi Turks and Caicos.
Le due parole in maiuscolo sono i nomi delle principali isole di un arcipelago situato nell’Oceano Atlantico: un paradiso della natura, dalle spiagge incontaminate, dove si vive di pesca e turismo.
Un paradiso in Terra.
Politicamente il Paese è un Territorio d’oltremare britannico e conta 33000 abitanti distribuiti sui poco più di 400 kmq di estensione territoriale. Nell’arcipelago i nativi praticano soprattutto il rugby, gli sport d’acqua e la pesca sportiva.
E il calcio? Ora ne parliamo.
Pacitto a Turks and Caicos mette su un’azienda immobiliare, senza mai dimenticare il suo amore per il calcio che lo segue anche lì.
“Quando arrivai nell’arcipelago – racconta Pacitto – conobbi un gruppo di espatriati inglesi, irlandesi e scozzesi amanti del calcio. Quelle persone avevano appena costituito la TCIFA, la Federazione calcistica di Turks and Caicos”.
Ora vi chiederò uno sforzo di fantasia: cancellate dalla vostra mente le immagini della Champions League, dei calciatori iperprofessionisti europei o sudamericani, delle pay tv, degli stadi da 100000 posti pieni e sostituitele con quelle di un gruppo di immigrati provenienti dai posti più disparati del mondo su un’isoletta caraibica che corrono e sudano sotto il sole alle 7 di sera, terminato il lavoro, e prendono a calci un pallone ridendo e mandandosi a quel paese per un gol sbagliato.
Vi verrà in mente una specie di oratorio. Sì, magari nei Caraibi, ma il genere è quello.
Invece no, non è l’oratorio: è l’inizio del calcio a Turks and Caicos.
“Giocavamo due o tre volte la settimana, più che altro per fare esercizio fisico e tenerci in forma. Un giorno mi chiesero se volevo dare loro una mano a sviluppare il calcio nell’arcipelago: accettai di buon grado, per la grande passione che ho sempre nutrito per il pallone”.
Ed ecco i primi passi della neonata TCIFA.
“Da quel momento abbiamo creato la lega scolastica, la lega per le squadre minori, la lega femminile e quella maschile di Turks and Caicos. E’ venuto fuori un bellissimo progetto messo in piedi con i vari gruppi etnici presenti, haitiani, inglesi, francesi, canadesi e via dicendo. I calcio prese piede rapidamente. Tutti noi coinvolti nell’organizzazione lavorammo gratis per il benessere di tutti a Turks and Caicos”.
Il progetto va avanti e cresce sempre più, fino a quando, nel 1999, la FIFA decide di stanziare 2 milioni di $ per lo sviluppo del calcio sulle isole: il requisito, però, per ottenere i finanziamenti è che la rappresentativa di Turks and Caicos partecipi alla Coppa del Mondo del 2002. Con poco più di 30000 abitanti provenienti da ogni parte del mondo, senza neanche uno stadio vero e proprio dove giocare a calcio, i pionieri decidono di mettere su una squadra nazionale che porti il vessillo della nazione alla manifestazione calcistica più importante del pianeta.
Per il ruolo di allenatore viene scelto Gino Pacitto, l’uomo che ha più esperienza di calcio nell’intero arcipelago.
Arriva così il debutto nella Coppa del Mondo: il 18 marzo del 2000 a Basseterre, davanti a poco più di 800 spettatori, Turks and Caicos affronta i padroni di casa di St.Kitts and Nevis e perde per 8-0. Ma non importa, quel giorno rimarrà per sempre nella storia del piccolo arcipelago caraibico. E del calcio.
Comunque l’avventura della neonata nazionale prosegue, nonostante la pesante sconfitta nel doppio confronto, con un risultato totale, tra andata e ritorno, di 14-0 per mano di St.Kitts and Nevis.
La sfida è servita per presentarsi al mondo da protagonisti, ma anche e soprattutto per accedere al progetto di finanziamento “Fifa Goal Programme” grazie al quale si iniziano a costruire a Turks and Caicos i primi campi regolamentari, adatti a ospitare match internazionali.
Gino Pacitto, però, è costretto a lasciare il suo incarico di allenatore della nazionale nel 2003, dopo aver ottenuto anche una vittoria in amichevole contro le Bahamas.
“Non riuscivo più a conciliare il lavoro da commissario tecnico con quello di immobiliare. Del resto la situazione del calcio nell’arcipelago risente molto del fatto che tutti, calciatori e staff tecnico, ancora oggi non sono professionisti e devono conciliare il loro lavoro quotidiano con gli allenamenti e le partite con la nazionale”.
Turks and Caicos, da quella prima sfida per le qualificazioni ai Mondiali del 2002, disputa solo 14 partite ufficiali, con 2 vittorie, 1 pareggio e 11 sconfitte.
“Ma non è il solo fattore che ha frenato lo sviluppo del lavoro che io e gli altri pionieri abbiamo iniziato: nel 2008 molti espatriati hanno perso il lavoro a causa della crisi e circa 8000 persone sono dovute andare via dalla nazione. Il calcio, logicamente, ha risentito pesantemente di questa situazione, visto che la nazionale è costituita da giocatori che provengono da molti Paesi d’origine diversi”.
Nonostante oggi Turks and Caicos occupi l’ultimo posto nel ranking Fifa, in coabitazione con il Bhutan e San Marino, Gino Pacitto è orgoglioso del lavoro svolto: “Ci vorranno due o tre generazioni prima che la squadra possa competere a livello internazionale; ma la cosa importante è che abbiamo messo in piedi una buona organizzazione che lavora bene e, soprattutto, che alcuni ragazzi sono riusciti a ottenere di poter studiare gratuitamente in università americane con borse di studio ottenute grazie al calcio”.
Non è facile scendere in campo quando sai che la tua nazionale è l’ultima del ranking mondiale, ma sai che comunque vuoi dare tutto per quello che senti essere il tuo Paese. Avendo una popolazione, come già detto, proveniente dalle più varie parti del mondo, per Turks and Caicos c’è una difficoltà in più nel mettere in piedi una nazionale competitiva: l’elegibilità. Non sono molti, infatti, i ragazzi che hanno tutti i requisiti di passaporto in regola per poter essere convocati nella rappresentativa: ciò nonostante le prospettive di crescita ci sono, legate al fatto che tra qualche anno saranno sempre di più i figli di espatriati o immigrati nati e cresciuti nell’arcipelago.
Il contatto tra gli Stati Uniti e questo arcipelago caraibico è ricco e intenso, al punto che, pur essendo un possedimento britannico, la moneta corrente utilizzata è il dollaro americano.
Sarà anche per questo che le spiagge di Turks and Caicos sono meta di vacanza delle star di Hollywood o dei grandi dell’NBA. Al banco dell’Infiniti bar dell’isola di Providenciales è facile trovarli che conversano amabilmente davanti a un drink e, soprattutto, lontani dai fotografi.
L’isola è la più grande e popolosa dell’arcipelago; l’aeroporto internazionale ivi situato offre collegamenti con Londra e il Canada, oltre che con gli USA.
Oggi Gino Pacitto continua a gestire la sua società immobiliare a Turks and Caicos insieme a una pizzeria nella Repubblica Domenicana. Intanto il calcio nell’arcipelago va avanti.
Leader della squadra nazionale è senza dubbio Gavin Glinton, che vanta importanti esperienze nella MLS americana con i Los Angeles Galaxy, accanto a David Beckham, con i San José Earthquakes. Oggi, a 34 anni, gioca in Viet Nam.
Un nome da segnalare è sicuramente quello del ventiduenne attaccante Billie Forbes, in forza agli statunitensi del Mississippi Brilla: un ragazzo che ha i numeri per diventare davvero un buon giocatore e che sta diventando una star nel suo Paese.
Cresciuto nelle squadre di college americane, Billy è stato il più giovane calciatore a esordire con la maglia del suo Paese in un match ufficiale Fifa, a 16 anni contro i vicini di Saint Lucia.
Non sappiamo cosa riserverà il futuro alla nazionale del piccolo arcipelago, ma sappiamo che una storia affascinante come quella della nascita del calcio in quelle isole dell’Atlantico valeva la pena di essere raccontata: la storia di un italiano amante del pallone che emigra per mettere su un’azienda immobiliare e si trova a inventare una federazione e una nazionale che possa competere per la Coppa del Mondo.
E l’abbiamo fatto. E’ il sogno del calcio.

Emanuele Giulianelli
emanuele.giulianelli@gmail.com
@EmaGiulianelli

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