la bottega del calciofilo

Parole di calcio di Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli)

C’era una volta in Germania

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C’è stato un tempo in cui la Germania si declinava al plurale: un tempo in cui Berlino era divisa a metà da 46 km di muro e si sparava a vista a chi cercava di passare dall’altra parte. Si studiavano espedienti per andare all’Ovest del capitalismo da parte della generazione in Trabant dell’Est.

Nel film del 2006 “Le vite degli altri” del regista viene pronunciata una barzelletta che girava sulle bocche dei tedeschi dell’Est in quegli anni e che meglio di ogni analisi politica o sociale descrive quale fosse il clima del periodo:

“Al mattino Honecker (presidente della DDR e segretario del Partito Comunista) guarda il sole e dice: “Buongiorno caro sole”, e il sole risponde: “Buongiorno caro Honecker”. A mezzogiorno ritorna alla finestra e dice: “Buongiorno caro sole”, e il sole risponde “Buongiorno caro Honecker”. La sera torna alla finestra e dice: “Buonasera caro sole”, ma il sole non risponde. E Honecker ripete: “Buonasera caro sole”. E il sole: “Baciami il culo, io ormai sono passato a ovest!”.

In 8000 ottennero un visto turistico della durata di poche ore, lo stretto tempo necessario a vedere la partita, per recarsi ad Amburgo ad assistere alla sfida che tutto il mondo voleva vedere in quei Mondiali del 1974: le due Germanie faccia a faccia, il muro sbriciolato per un attimo, Ovest contro Est, per la prima sfida di un girone in cui il caso ha voluto inserire i due fratellastri ex siamesi nello stesso girone eliminatorio. I padroni di casa occidentali si presentano alla sfida come strafavoriti, non c’è storia nei pronostici per i comunisti anche se il calcio della DDR ha da poco ottenuto un prestigioso trofeo conquistando la Coppa delle Coppe, con il Magdeburgo che ha prevalso in finale a Rotterdam sul Milan di Rivera per 2-0.

Molto di più di una partita: in ballo c’è il dominio culturale, la prevalenza identitaria di una delle due facce del Giano bifronte uscito da Yalta sull’altra, il comunismo e il capitalismo l’un contro l’altro armati e schierati, gli ospiti in maglia blu, gli occidentali con la tradizionale divisa bianca bordata di nero.DDR

Il 22 giugno, Amburgo è il teatro di uno scontro titanico e l’eroe di un’intera nazione sorge al minuto 77: si chiama Jurgen Sparwasser, che gli annali definiscono mezzala con un termine che fa parte di un vocabolario calcistico che non c’è più. Come le due Germanie del resto.

Comunque, senza scomodare paragoni biblici tipo Davide e Golia, Sparwasser trafigge Sepp Maier e regala la vittoria alla Germania Est.

Poi quelli dell’Ovest vinceranno il Mondiale, in casa propria, mentre il visto degli 8000 sarà scaduto da parecchio tempo: è valsa la pena una gita in pullman in giornata dall’altra parte del muro, dall’altra parte della cortina di ferro. Per poterci tornare bisognerà attendere il 1989. Stavolta con la propria macchina e con la possibilità di rimanerci.

Emanuele Giulianelli

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