la bottega del calciofilo

Parole di calcio di Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli)

Slaviša Stojanovič: “Italia, sono pronto”

Slaviša Stojanovič (foto di Marko Djuric)

Slaviša Stojanovič (foto di Marko Djuric)

Intervista esclusiva all’allenatore della Stella Rossa di Belgrado, fresco vincitore del campionato in Serbia.

Che emozione prova ad aver trionfato?
Un’emozione fortissima, sono molto felice perché ho vinto il campionato per una squadra che ha una tifoseria incredibile. E’ stato uno dei momenti più difficili della storia della società, dopo un’annata piena di problemi vincere ha reso il trionfo ancora più grande. Sicuramente è il momento più bello della mia carriera.
Qual è stata la chiave del suo successo?
La dedizione al lavoro, prima di tutto. La società ha passato un momento difficile, con enormi problemi, debiti, il Partizan che ha vinto sei titoli di fila: ho dovuto mettere tutta la mia energia e concentrazione per compattare il gruppo e unire le forze di tifo, squadra e società verso l’unica idea di vincere.
Durante la stagione ha mai temuto di perdere?
Dal primo giorno abbiamo avuto dei problemi, perdendo anche qualche partita. Pensi sempre che potrebbe non andar bene, ma dopo aver vinto 15 partite consecutive la consapevolezza di potercela fare è cresciuta a dismisura. Io ho sempre pensato all’oggi, alla partita successiva, senza sbilanciarmi sul futuro. Vivere alla giornata, costruire mattone su mattone questa squadra ci ha portato dove siamo arrivati.
Che momento è questo per il calcio serbo?
E’ simile a quello che stanno vivendo in tutti i Paesi non fortissimi economicamente. L’unica differenza è che in Serbia ci sono tantissimi talenti al punto che ogni anno ne escono fuori almeno dieci che possono giocare ad alti livelli in Europa. Tutte le squadre pensano a venderli perché è l’unico modo per sopravvivere: questo modo di vivere non consente alle società di programmare a lungo termine. Gli arbitraggi in campionato sono corretti, ci sono buone prospettive perché noi serbi siamo bravi in tutti gli sport di squadra.
Che tipo di allenatore è lei?
Mi dedico molto al lavoro quotidiano sul campo, al rapporto con il singolo calciatore per creare un clima in cui ognuno si senta di dare il 100% per la squadra. Tatticamente amo il gioco offensivo, con molta attenzione alla preparazione fisica per correre ogni partita per novanta minuti; un calcio aggressivo, con veloce trasformazione dell’azione da difensiva a offensiva e viceversa. Studio molto i calci piazzati, ma anche le rimesse in gioco da fallo laterale: almeno 25 gol all’anno delle mie squadre, in media, vengono da azioni da fermo. L’attenzione che metto nel preparare questo tipo di giocate è simile a quella di un allenatore di basket: ho collaborato anche con Frank Rijkaard al Barcellona per aiutarlo nelle giocate di questo tipo. Infine un aspetto a cui presto molta attenzione è la disciplina.
Ci sono giocatori della sua Stella Rossa che possono giocare in Italia?
Ci sono molti ragazzi che potrebbero tentare un’avventura in un campionato importante come la Serie A; alcuni di loro hanno già giocato all’estero. Mi vengono in mente il capocannoniere Mrdja, lo sloveno Pečnik eletto giocatore dell’anno dai tifosi, Kovacevic, il capitano Milijas; ma ci sono anche molti giovani di talento dei quali presto sentiremo parlare.
Cosa può dirmi sul suo futuro?
E’ da vedere, attendo di parlare con i dirigenti della squadra. Dipende molto da quali saranno le ambizioni della squadra e le possibilità, legate anche al discorso dell’esclusione dalle Coppe Europee. Si vedrà nei prossimi giorni.
Ci sono squadre che l’hanno contattata in Italia tramite il suo agente, Dragovic?
Ho allenato il Domzale, ho fatto esordire Handanovic. In Italia mi conoscono bene i direttori sportivi e molti calciatori: questa vittoria, comunque, contribuirà ancora di più a far parlare di me. Ci sono alcuni discorsi aperti, ma non mi sembra corretto fare nomi di squadre in questo momento. Io sto prendendo lezioni di italiano e mi sento pronto ad arrivare in Italia, sarebbe il coronamento della mia carriera.

Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli)

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