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Parole di calcio di Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli)

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Bologna: Baggio, Ballardini, l’ammutinamento e la seconda scelta

baggioDomenica 15 dicembre 2013 : la Fiorentina schianta con un sonoro 3-0 il Bologna, grazie ai gol Borja Valero, Josip Ilicic e Giuseppe Rossi e i rossoblù crollano in classifica. Penultimo posto, due punti sopra il Catania: davvero poco per una squadra che, in estate, sembrava destinata a qualcosa in più della solita salvezza tranquilla. L’aveva detto l’allenatore Pioli, la guida tecnica di una squadra che sembra andare sempre più alla deriva, che era convinto di avere in mano una rosa di qualità.
Per salvare la situazione Pioli decide di portare la squadra in ritiro, mentre in società già stanno prendendo contatti per sostituirlo e dare una scossa all’ambiente.

Lunedì 16 dicembre 2013 : è sera. A via Casteldebole c’è un pullman della ditta Cosepuri pronto a partire in direzione Roma. La sede del ritiro scelta da Pioli è il centro sportivo La Borghesiana.
Il pullman parte: esce dai cancelli vuoto. Nessun calciatore è salito a bordo: ammutinamento.
La leggenda narra che nel pomeriggio una delegazione di 8 calciatori della squadra ha chiesto di incontrare la società per chiedere l’annullamento del ritiro e, si vocifera, la testa del tecnico. Vincono i giocatori, niente ritiro: Pioli ne esce delegittimato. La società segue i frondisti e apre i contatti per trovare un nuovo allenatore.

La scelta cade sul “Divin Codino”, quel Roberto Baggio che proprio a Bologna visse una seconda giovinezza all’alba dei Mondiali di Francia.
La stessa leggenda racconta che nei tre giorni seguenti, ci sono stati due incontri fra la dirigenza felsinea e l’avvocato che rappresentava Baggio, che fosse già stato stilato un precontratto, che si fossero già trovati i vice (Lamberto Zauli e Daniele Fortunato, stando ai ben informati). Inoltre Baggio avrebbe allenato praticamente gratis, con un riconoscimento economico che avrebbe ottenuto solo in caso di salvezza.

Tutto fatto? Quasi. C’è da giocare la partita con il Genoa, la squadra di quel Gilardino che in estate aveva cambiato sponda rossoblù: il Bologna vince per 1-0 con il gol di Diamanti e l’esonero di Pioli salta.
La gioia dei tre punti è annientata dalla commedia che va in scena, atto unico, nella sala stampa del Dall’Ara dove il Presidente Guaraldi conferma il suo allenatore e dichiara che era stata la stampa ad inventare tutto e che mai si era pensato a soluzioni alternative, Baggio in testa. Così Roby non arrivo mai al casello di Borgo Panigale, ma si fermò prima in un autogrill in attesa di una telefonata che non arrivò mai.

Il resto è storia di poche ore fa: la resa di Catania, il comunicato della notte che solleva Stefano Pioli e la chiamata di Ballardini.
Un Ballardini, ironia della sorte, che era la seconda scelta della società e che, proprio due anni fa, rifiutò il Bologna e la sua piazza, lasciando spazio a Pioli (che in quel momento era la terza scelta dei rossoblù, dopo Rossi e Ballardini appunto) e a quella magnifica stagione dei 51 punti.

Leggenda? Verità?
Pensate ai fatti, fate i vostri conti e ne parliamo.

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Tagikistan: tra calcio e potere

kavazL’articolo originale, in lingua inglese, è stato pubblicato sul prestigioso sito di geopolitica EurasiaNet.org (http://www.eurasianet.org) con il titolo “Tajikistan: Former National Team Coach Recalls Football Follies”. Il link all’articolo originale è http://www.eurasianet.org/node/67662

Stando a quel che si dice, lo scrittore e filosofo francese Albert Camus, una volta pronunciò questa frase: “Tutto ciò che so sulla moralità e sui doveri degli uomini, lo devo al calcio”. Camus, ovviamente, non aveva mai visto come funzione il Bel Gioco in Tagikistan .

Tutto quello che c’è da sapere sullo stato del calcio nel Paese più povero dell’Asia Centrale è sintetizzato in un fatto che si è verificato il 6 Settembre 2012 . In una delle vittorie calcistiche più importanti per il Paese dal momento in cui ha ottenuto l’indipendenza nel 1991 , la nazionale tagika sconfisse il Qatar, proprio in quel giorno, per 2-1, in una partita amichevole giocata a Ingolstadt, in Germania . Anche se il risultato non può essere considerato impronosticabile come la vittoria per 1-0 con cui gli Stati Uniti sconfissero l’Inghilterra nella Coppa del Mondo del 1950, è ancora ricordato come un risultato clamoroso . La cosa divertente è stata che il vice presidente della Federcalcio tagika, Azizbek Rajabov, era assente ingiustificato alla partita. Sebbene Rajabov avesse accompagnato la squadra tagika in Germania per l’amichevole, si racconta che abbia saltato il match per fare un rapido giro di shopping in Italia .

“Ha pensato che saremmo stati sconfitti”, ha ricordato Nikola Kavazovic , un serbo ed ex allenatore della nazionale.

Un altro evento esemplificativo è avvenuto solo poche settimane fa, durante la semifinale di Coppa del Tagikistan giocata ai primi di ottobre. Durante la partita Ahtam Hamrokulov ha segnato due volte per il Regar-TadAZ contro il Vakhsh, club per il quale aveva giocato due anni prima. Il caso volle che Hamrokulov avesse anche una casa a Qurghonteppa, dove il Vaksh disputa le sue gare casalinghe. Come riportato da RFE/RL, quando Hamrokulov è tornato a casa alla fine dell’incontro, ha incontrato i funzionari della città che, per una forma chiaramente di ripicca per la sua bravura nell’aver segnato due goal contro la sua ex squadra, lo hanno accusato di non aver pagato le sue bollette dell’acqua e dell’elettricità. Nonostante le sue proteste con cui chiariva di aver effettuato pagamenti regolari, i funzionari hanno provveduto a tagliare l’acqua e l’energia elettrica a casa sua. Il servizio è stato ripristinato solo dopo che Hamrokulov si è lamentato con Rustam Imomali , il presidente della Federazione Calcio tagiko e figlio del presidente di lunga data del Tagikistan, Rahmon Imomali .

Kavazovic ha avuto un posto in prima fila per assistere a un sacco di stravaganze durante il periodo di lavoro di sei mesi come allenatore della nazionale che si concluse nel marzo 2013. Prima di questo incarico, aveva allenato per più di un anno la squadra di club del FC Istiqlol, una corazzata del campionato tagiko.

Kavazovic ha ottenuto per lo più successi nella sua carriera di allenatore in Tagikistan, ma i buoni risultati ottenuti sul campo non gli hanno impedito di essere licenziato in un battibaleno da entrambi gli incarichi. “La dirigenza dell’Istiqlol mi ha licenziato dopo una sconfitta contro il Ravshan Kulyob per 1-0. Quella era la mia prima sconfitta con il club dopo 13 mesi!”, ha osservato .

Durante il suo incarico come allenatore della nazionale, la squadra ha registrato tre vittorie e due sconfitte, un risultato di tutto rispetto considerando il basso livello nel ranking FIFA del Tagikistan quando lui prese l’incarico di allenatore. All’epoca la nazionale tagika occupava il 142° posto; attualmente si trova al 117 °. Mentre era alla guida dell’Istiqlol, che ha sede nella capitale Dushanbe, il club nel 2012 ha conquistato la Coppa del Presidente AFC, un prestigioso trofeo asiatico dato al vincitore di una sorta di Champions League per le nazioni emergenti della regione.

Come racconta Kavazovic, è stato apparentemente lasciato andare come allenatore della nazionale all’inizio di quest’anno perché la squadra non è riuscita a qualificarsi per la AFC Challenge Cup 2014. Ma la vera ragione per cui il suo contratto non è stato rinnovato, sostiene, era che voleva dare uno scossone allo status quo imperante nel calcio tagiko, cosa che le autorità che regolano il gioco in Tagikistan non potevano tollerare.

“Vogliono rimanere chiusi, senza progresso”, ha detto Kavazovic. “Il Tagikistan è un luogo ideale per lavorare e vivere se non vuoi utilizzare la tua testa e il tuo cervello . Quando inizi a pensare in modo diverso, puoi solo fare le valigie e dire addio.”

“Il fatto che il presidente della Federcalcio è il figlio del presidente del Tagikistan dice abbastanza circa le influenze politiche”, ha continuato. “Inoltre, il presidente di uno dei più potenti club, il FC Istiqlol, Sohruh Saidov, è il figlio di un politico molto importante, e il giovane Saidov stesso è un uomo molto potente . ”

Rustam Imomali , 26 anni, capo della Federcalcio tagika, è il figlio maggiore, da qualcuno ampiamente visto come un potenziale successore alla guida del Paese, del Presidente Rahmon. Rustam è “circondato da persone sbagliate che prendono decisioni al posto suo”, ha detto Kavazovic . “Lui ama davvero il calcio , ma non ha abbastanza esperienza e conoscenza per ricoprire quella posizione. ”

La mancanza di personale qualificato in alto sta ostacolando lo sviluppo di giocatori esperti e impedisce ai club di raggiungere il loro pieno potenziale in competizioni internazionali, sostieni Kavazovic. Per citare un esempio ha indicato quanto accaduto al FC Istiqlol dopo il suo trionfo nella Coppa del Presidente AFC nel 2012. “Solo due mesi dopo quel trionfo incredibile, il presidente del club, Sohruh Saidov, licenziò sette giocatori da quella squadra”, ha detto Kavazovic .

Egli ha affermato né questioni finanziarie né disciplinari hanno spinto il presidente a cedere i giocatori. Invece, ha sostenuto che Saidov è stato messo sotto pressione da altri oligarchi che gestiscono club del campionato nazionale tagiko per affievolire il livello di talento dell’Istiqlol. Istiqlol a quel tempo batteva costantemente i suoi avversari nel campionato nazionale con punteggi totalmente asimmetrici e i rivali di Saidov volevano che le partite diventassero più competitive: invece di rinforzare i proprio, hanno in qualche modo costretto Saidov a indebolire il suo Istiqlol .

“Quando una formazione tagika ottiene qualche successo c’è sempre qualcuno che trascina la squadra, o l’intero movimento, di nuovo verso il basso”, ha dichiarato Kavazovic . “Loro [i dirigenti dei club ] vogliono un circo dell’antica Roma. … E se una squadra diventa troppo forte non c’è più gusto. ”

L’organo di governo del calcio tagiko, ha proseguito, è riluttante a dare un allenatore una vera autorità per guidare la nazionale. “L’ allenatore della Nazionale firma sempre un contratto di sei mesi”, ha detto Nikola. “Come si può pretendere di progettare un futuro migliore per la nazionale tagika se hai… solo sei mesi? Se una nazionale vuole crescere… devi essere in grado di disegnare un piano a lungo termine. ”

Una dichiarazione rilasciata a EurasiaNet.org dalla Federcalcio tagika ha attribuito il licenziamento di Kavazovic al fallimento del Tagikistan nelle qualificazioni per la AFC Challenge Cup 2014. Il Tagikistan è arrivato secondo, dietro al Kirghizistan, nel girone di qualificazione, per colpa di una sconfitta per 1-0 contro il Kirghizistan nel match testa a testa. I tagiki hanno mancato la qualificazione come secondi classificati del gruppo per la scarsa differenza reti .

La dichiarazione ha continuato ad attribuire i commenti sprezzanti di Kavazovic sulla federazione tagika come a quelli della volpe con l’uva. “Le parole calunniose di Kavazovic sulla Federazione Calcio tagike e la sua leadership … non sono altro che emotività [proveniente] da una persona il cui orgoglio è stato ferito “, dice la nota.

Emanuele Giulianelli
(@EmaGiulianelli)

Trad. italiana per la rubrica Calciamondo su 1000cuorirossoblu (link)

Faraway, So Close!

Raffaele-De-Vita--007Questo articolo è apparso il 2 ottobre su 1000CuoriRossoblu per la rubrica CalciaMondo.
Lo propongo interamente qui sulla Bottega del calciofilo.

Il titolo di questa puntata di Calciamondo potrebbe essere “Così lontano, così vicino”. No, non si parla di cinema o di Wenders.
Lontano perché parliamo di Inghilterra; vicino perché il protagonista è un calciatore italiano.

Raffaele De Vita è nato nel 1987 a Roma. Inizia a giocare nelle giovanili del Blackburn Rovers; da lì passa al Livingston, in Scozia, dove gioca per tre stagioni.

Nel 2011 il ritorno in Inghilterra con lo Swindon Town in League Two (la nostra Seconda Divisione Lega Pro, ex C2 per intenderci). Alla guida dello Swindon c’è Paolo Di Canio: la coppia italiana conquista la promozione in League One e l’anno successivo completa il doppio salto in avanti. E’ Championship (Serie B), con Raffaele uomo di fantasia del centrocampo.
Quest’anno passa al Bradford City, in League One, per una nuova avventura inglese.

Voglio portarvi nel calcio inglese più verace. Non si parla di Chelsea o Manchester United, di italiani che partono allettati da contratti milionari e dalla musichetta della Champions League suonata all’Old Trafford; si parla di un ragazzo che parte da Roma per andare a giocare nei campi inglesi di provincia.
Per amore del calcio. Quello vero.

“Al Bradford sta andando molto bene, – racconta Raffaele – ambientarsi è stato davvero facile anche grazie al tipo di gruppo che ho trovato. Mi hanno tutti accolto benissimo e fatto subito sentire a mio agio”.
Del resto lui è un veterano del calcio britannico, come vi ho appena raccontato: “In Inghilterra mi sento a casa, ormai sono undici anni che vivo qui e non riuscirei a vedermi giocare a calcio in un’altra nazione”.

Nessuna nostalgia insomma. E meno male che gli italiani sono il popolo dei mammoni!
Quello che fa la differenza, che fa innamorare chi arriva a giocare a calcio in Inghilterra è proprio il modo totalmente diverso di vivere questo sport.

“La differenza tra il calcio inglese e quello italiano è il modo in cui viene vissuto. Lo stadio è ancora considerato un luogo in cui potersi godere uno spettacolo. Anche nell’equivalente della nostra Serie C gli stadi sono sempre pieni e i tifosi seguono le proprie squadre ovunque”. Passione sanguigna, odore di erba appena tagliata: football allo stato più puro del termine!

“In Italia – propone De Vita – sarebbe bello portare proprio questo spirito con cui si vive il calcio. Inoltre dall’Inghilterra prenderei il livello delle strutture presenti in tutte le categorie, dalla Premier alla League Two”. Proprio la carenza delle infrastrutture per il calcio, da noi, “è uno dei motivi per cui la gente la domenica preferisce stare a casa invece che andare allo stadio!”.

Dopo aver fatto un’analisi su come funziona il calcio inglese di provincia, parliamo con Raffaele De Vita dei suoi obiettivi e dei suoi progetti futuri.

“Il mio obiettivo è sempre quello di giocare a un livello più alto possibile. Spero un giorno di poter giocare in Championship, una lega che considero la migliore tra le seconde leghe europee. La squadra punta anche quest’anno a fare un gran campionato e ad arrivare almeno ai playoff per salire in Championship. Il campionato è molto competitivo e ci sono tante società con grandi tradizioni che punteranno alla promozione, ma penso che anche noi potremo dire la nostra”.

Te lo auguro con tutto il cuore, Raffaele. Forse non sentirai la musica della Champions all’Old Trafford, ma i cori della gente sugli spalti, le sciarpe colorate e quel profumo di football non ti mancheranno mai.

Antonio Di Carlo presenta Roma-Bologna

DiCarlo8586Per 1000cuorirossoblu ho intervistato in esclusiva Antonio Di Carlo, ex centrocampista della Roma anni ottanta.

Potete leggere il pezzo qui:

A Tu per Tu con….Antonio Di Carlo di Emanuele Giulianelli – 28 Set

Buona domenica!

@EmaGiulianelli

Roma-Bologna: Radio Trigoria

Vi invito a leggere il pezzo che ho scritto per gli amici di 1000cuorirossoblu sul momento della squadra di Garcia in preparazione alla sfida contro il Bologna.

Ne approfitto per fare anche sulla Bottega del calciofilo gli auguri al Capitano per i suoi 37 anni. Grazie di esistere, Francesco!

Radio Trigoria – Le ultime dal bunker giallorosso – 27 Set

@EmaGiulianelli

Ivan Zoric: Good morning, Vietnam!

VietnammmmNel mio giro per il mondo intorno a un pallone oggi faccio tappa nel Sud-est asiatico, più precisamente in Vietnam.
La nazionale attualmente occupa il 153esimo posto nel ranking FIFA, il 27esimo in Asia: peggio delle Maldive, appena sopra l’India. Il suo miglior risultato lo ha ottenuto nel 1998 arrivando all’84esimo posto, quando fu finalista nell’ASEAN Football Championship perdendo 1-0 contro Singapore.
Nella Coppa d’Asia, invece, ha raggiunto i quarti di finale nel 2007, nell’unica edizione alla quale è riuscito a partecipare (come uno dei Paesi organizzatori).
I calciatori della nazionale militano tutti in squadre vietnamite, tranne Lê Công Vinh che gioca con il Consolade Sapporo, in Giappone, e Michal Nguyễn, difensore del Banik Most, nella seconda divisione della Repubblica Ceca.

Per conoscere il calcio vietnamita, emergente come il Paese stesso, ho incontrato Ivan Zoric, giovane direttore marketing e coordinatore delle comunicazioni dell’ Ho Chi Minh City Football Club. Nella sua esperienza di manager calcistico giramondo, Ivan è partito dall’originaria Vojvodina, in Serbia, lavorando per la Dinamo Pančevo, la squadra della sua città. Da lì è partito per l’Uganda, con lo Sports Club Victoria University di Kampala e dal 2013 è in Vietnam.

Cosa puoi raccontarmi del calcio in Vietnam? E’ uno sport seguito?
“Non conosco il seguito nel nord, ma nel sud del Vietnam, il calcio non è uno sport che ha seguito nelle partite di campionato. Il calcio è lo sport numero uno nel Paese, ma le gare del nostro campionato non sono popolari come la Premier League o la Liga”.

Ivan Zoric (a sinistra nella foto)

Ivan Zoric (a sinistra nella foto)

Qual è il livello del campionato?
“Sicuramente non può essere messo a confronto con quelli delle leghe europee, ma nella regione è uno dei campionati top”.

Come sei arrivato in Vietnam? Di sicuro è un posto insolito per il calcio.
“Sono stato invitato a creare un progetto di sviluppo per il calcio e organizzare un’accademia professionale. La FIFA ha più membri dell’ONU, ogni Paese del mondo è un posto buono per giocare a calcio. In alcuni posti il calcio è lo sport numero uno, in altri non lo è: ma in tutte le nazioni, anche nelle più piccole del mondo, il calcio è presente”.

Ci sono molti giocatori stranieri?
“Fino a qualche anno fa in Vietnam c’erano moltissimi calciatori e allenatori stranieri. Poi la crisi finanziaria che ha colpito ogni settore della società si è fatta sentire anche nel calcio: così adesso ci sono solamente pochi giocatori stranieri, provenienti soprattutto da Brasile e Africa, e nessun tecnico. Ci sono periodi buoni e meno buoni nel calcio di tutti i Paesi del mondo: la situazione attuale non rappresenta un parametro rappresentativo per il calcio vietnamita, che sta semplicemente attraversando un momento di crisi. Tra pochi anni, probabilmente, il campionato del Vietnam sarà anche più forte di com’era nel periodo di maggiore espansione del movimento. Nel calcio tutto è possibile”.

Ci sono professionisti?
“Nella prima e nella seconda divisione i calciatori e gli allenatori sono professionisti. Ricordo che l’Arsenal, uno dei maggiori club del mondo, ha un’accademia a Ho Chi Minh City”.

Come sono le strutture?
“Le infrastrutture per il calcio sono ottime. Posso raccontarti una cosa interessante a questo proposito: a Ho Chi Minh City dal 2005 ci sono 91 campi da calcio, 86 palestre e 256 palestre. Il più grande stadio per il calcio è il Thong Nhat Stadium, da 25000 posti a sedere. Il secondo più grande è l’Army Stadium, che è stata una delle sedi della fase finale della Coppa d’Asia 2007. Anche il Ministero dell’Educazione Fisica e Sport gestisce alcune squadre, tra cui Phan Dinh Phung, Thanh Da e Yet Kieu”.

Thong Nhat Stadium a Ho Chi Minh City

Thong Nhat Stadium a Ho Chi Minh City

La vita in Vietnam com’è?
“Il Vietnam è un posto davvero bello, sicuro e pulito dove vivere. Ho Chi Minh è una classica metropoli con tutte le amenità che si possono trovare in ogni altra capitale del mondo. La città vive ventiquattro ore su ventiquattro. I residenti sono estremamente educati e ospitali: certamente è uno dei posti dove vivrei. Mi è difficile adattarmi solamente alle condizioni climatiche”.

Sai dirmi qualcosa della nazionale di calcio?
“Certamente. La nazionale gode di grande sostegno da parte del popolo e del governo. Non è nelle top 100, ma credo che, se il trend di espansione del calcio continuerà a crescere nei prossimi dieci anni, è seriamente possibile che il Vietnam potrà raggiungere un livello prossimo a grandi squadre del rango di Giappone o Corea del Sud”.

Alcuni anni fa è venuto a giocare in Vietnam il brasiliano Denilson. E’ stata la più grande star del vostro calcio?
“Quella era l’età d’oro del calcio vietnamita. Sì, penso che Denilson sia uno dei più grandi calciatori stranieri che abbia mai giocato qui. La sua decisione di giocare in Vietnam ha fatto molto parlare del nostro calcio a quei tempi. Ho lavorato anche in Africa e molti calciatori dell’Africa dell’est sognano di giocare in Vietnam. E questo non è casuale”.

In conclusione, pensi che ci siano talenti in Vietnam che possano arrivare a giocare in Europa?
“Nel futuro probabilmente ci saranno. Attualmente la situazione non offre le condizioni perché questo accada”.

Speriamo, insomma, che questo sia l’inizio di un buona giornata per il calcio vietnamita. Good morning, Vietnam!

Emanuele Giulianelli
(@EmaGiulianelli)
http://www.labottegadelcalciofilo.com

L’articolo è stato scritto per la rubrica CalciaMondo su 1000cuorirossoblù (LINK)

Ciaramitaro e il Trapani rivelazione

Ciaramitaro_215Come potete leggere sull’editoriale che ho scritto per 1000cuorirossoblù (qui), il campionato di Serie B, alla quarta giornata, ha ufficialmente la sua sorpresa: il Trapani.
Nel pezzo presento la squadra e spiego quali sono, secondo me, le prospettive della squadra di Boscaglia.

Ho fatto qualche domanda a Maurizio Ciaramitaro, uomo d’esperienza del centrocampo trapanese.

Dopo la grande vittoria contro la Reggina, dove può arrivare secondo te questo Trapani?
“L’obiettivo è raggiungere il prima possibile la salvezza”.

Cosa pensi di Boscaglia, che secondo me vedremo presto ad alti livelli?
“Il mister è molto preparato, farà una bella carriera?”

Tra i tuoi compagni, chi ti ha colpito di più?
“Sicuramente Mancosu”.

Emanuele Giulianelli

Latina e i dilettanti

logo-us-latina-calcio8Riprendo un discorso che ho iniziato ieri sera nel mio intervento durante la trasmissione televisiva “360° di sport” su TSE.

Alle 13:29 di oggi sul sito ufficiale del Latina calcio (www.uslatinacalcio.it) è stato diffuso il seguente comunicato: “Il Latina comunica di aver sollevato dall’incarico di allenatore della prima squadra il signor Gaetano Auteri. La società nerazzurra ringrazia il tecnico per il lavoro svolto augurandogli le migliori fortune“. Aggiungendo poi: “La nostra decisione è stata presa dopo un’attenta analisi della situazione. Alle questioni prettamente tecniche e inerenti i risultati del campo, bisogna aggiungere la questione ambientale che si era venuta a creare dopo le dichiarazioni del mister: ci teniamo a sottolineare come apostrofando il pubblico di Latina in quel modo ha indirettamente colpito anche noi“. Il comunicato si riferisce a una frase del mister Auteri: “I contestatori? Dei dilettanti“.

Prima di prendere una posizione netta, voglio ripercorrere con voi le tappe di questa assurda vicenda. Nel mio post “Anima Latina” del 25 giugno scorso, ho riportato i titoli dei giornali che parlavano, giorno dopo giorno, della panchina del Latina. Ve lo riassumo: il 16 giugno il tecnico Sanderra festeggia la storica promozione in B del Latina; il 17 il ds dichiara “Sanderra rimarrà”. Il 22 giugno Sanderra viene silurato. Titolo: “La panchina al lombardo Dario Marcolin”. Tutto fatto? Pace trovata? No. Il 24 giugno a tutta pagina: “Gaetano Auteri il nuovo tecnico del Latina”.

Mercato costruito a immagine e somiglianza del tecnico di Floridia, con gli arrivi dei suoi fedelissimi Marco Baldan, Alessandro Bruno a Maikol Negro, pupilli di molossa memoria.
Si parte per l’avventura in Serie B. Tempo tre giornate, con un punto all’attivo, e Auteri viene esonerato. Questo è il calcio che non mi piace.

L’errore di Gaetano Auteri? Bollare come dilettanti i contestatori: i dilettanti sono in società.
Latina merita di più.

Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli)

PS A proposito di Serie B potete leggere il mio commento alla 3a giornata nel mio pezzo settimanale su 1000cuorirossoblu: Link

Ramon Català: una storia dal Nicaragua

n_rcd_espanyol_entrenadores-565201Ramon Català è nato nel 1961 in Spagna e ha lavorato come preparatore atletico e collaboratore tecnico per grandi squadre come il Real Saragozza o l’Espanyol di Barcellona. Da poco più di dieci mesi è in Nicaragua per lavorare con la nazionale.
Nel mio viaggio pallonaro intorno al mondo sono andati a trovarlo. Il più grande Paese dell’America Centrale ha una delle nazionali di livello più basso, della zona e del mondo intero.
La classifica Fifa è impietosa e li piazza al 158° posto del ranking, alla pari con il Bangladesh e dietro a nazionali come le Maldive o il Vietnam, con 0 punti ottenuti nel 2013, e al 25° del Centroamerica.
Infrastrutture per il calcio fatiscenti, poche partite disputate e scarso appoggio mediatico, inseriti in un contesto sociale di malnutrizione e povertà, spiegano lo stato di questo sport in Nicaragua.
Ramon ha accettato di fare una chiacchierata con me.

Raccontami un po’ di te.
“Sono un tecnico spagnolo che ha lavorato in vari Paesi, ma soprattutto in Spagna. Ho potuto entrare in contatto con ottimi allenatori, probabilmente tra i migliori: Johan Cruyff, Ernesto Valverde e Lotina.
Ho avuto anche la fortuna di allenare giocatori di alto livello, titolari nelle rispettive nazionali, provenienti da tutte le nazioni: Zabaleta, Osvaldo , Kily Gonzalez, Savio , Milito , Milosevic, Paolo Sousa, Pauleta , Tamudo ,De La Peña, Cañizares. Ce ne sarebbero molti altri ancora, spero mi perdoneranno se non li menziono, ma in quasi ventidue anni di professione ne ho visti a centinaia.
I miei compiti sono stati di responsabile del settore atletico, della preparazione fisica e di assistente tecnico”.

nicaraguaCome sei arrivato in Nicaragua?
“Stavo lavorando in Bulgaria al Litex Lovech, con l’inimitabile Hristo Stoichov, quando la società si trovò senza fondi, per i problemi con la giustizia del suo presidente . Enrique Llena , spagnolo come me e allenatore del Nicaragua, mi ha dato l’opportunità di venire qui a lavorare con le squadre nazionali (la maggiore, l’Olimpica e l’Under 20 maschile). Mi piaceva molto l’idea di conoscere un calcio diverso; non immaginavo che fosse così diverso da quello europeo . Sono qui da dieci mesi e la gente del posto mi ha trattato molto bene”.

La storia continua su CalciaMondo-1000cuorirossoblu

Spain
Ramón Català y el fútbol en Nicaragua

LaB: la mia nuova rubrica sulla Serie B

1000Su 1000cuorirossoblu da oggi parte la mia nuova rubrica sul campionato cadetto. Il nome è un gioco di parole: LaB, come La B, ma anche con Laboratorio, intendendo l’aspetto innovativo di un campionato che porta sempre novità ed esperimenti al calcio italiano.
Partiamo con il primo editoriale e con i gol della 1a giornata.
Spero vi piaccia!
Potete leggerlo qui.

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