la bottega del calciofilo

Parole di calcio di Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli)

Pozzo’s Italian job (versione italiana)

All’alba della seconda stagione con la famiglia Pozzo alla proprietà del Watford, credo sia il caso di fare un punto della situazione e cercare di illustrare come funziona la rete di squadre che gli imprenditori italiani stanno costruendo in giro per l’Europa, suscitando da un lato polemiche, dall’altro grandi entusiasmi.

Giampaolo Pozzo nasce come imprenditore nel ramo metalmeccanico. Nel 1986 acquista l’Udinese e porta in Friuli i campioni del mondo Fulvio Collovati e Francesco Graziani oltre all’argentino Daniel Bertoni, ma i nove punti di penalizzazione per uno scandalo di match fixing dell’anno precedente condannano la squadra alla retrocessione.

Seguono anni di altalena tra la A e la B, fino alla promozione del 1994-95: da lì in poi si assiste alla crescita esponenziale dei bianconeri, con otto qualificazioni Uefa e due in Champions League. Nelle ultime tre stagioni i friulani collezionano un quarto, un terzo e un quinto posto, entrando ormai stabilmente nell’elitè del calcio italiano, superando, di volta in volta, squadre come il Milan, l’Inter, la Roma o la Juventus. Tutto ciò viene ottenuto nonostante la politica societaria sia quella di vendere ogni anno i talenti più fulgidi scoperti e valorizzati dalla squadra, come Alexis Sanchez ceduto al Barcellona per 37,5 milioni di euro.

Il segreto del continuo successo dell’Udinese? Presto detto: una rete capillare di osservatori sparsi in tutto il mondo che portano, ogni anno, decine e decine di giovani promesse in Italia. I giocatori hanno modo di crescere in Italia e di crescere in un ambiente tranquillo che non chiede immediatamente risultati preso da un’isteria tipica delle grandi squadre. L’Udinese può permettersi, proprio per questo, il lusso di sbagliare acquisti, di comprare tanti ragazzi di belle speranze, di sgrezzarli per poi far emergere da ogni nidiata due o tre fenomeni internazionali.

Il gioco di Pozzo cambia nel 2009. Gli affari di famiglia sono concentrati principalmente in Spagna, a Barcellona: il presidente dell’Udinese tenta la scalata all’Espanyol, la seconda squadra della capitale catalana, ma non ci riesce. Vira, così, sul Granada, spinto dal collaboratore ed ex calciatore Quique Pina: acquista la maggioranza della squadra andalusa, nella terza divisione spagnola e la utilizza come palestra per provare i talenti che acquista in giro per il mondo e provarli in un campionato più competitivo rispetto a quello Primavera. Compra alcuni giocatori dalle serie minori spagnole e ne prende alcuni direttamente da Udine: nel 2009-10 ben 10 giocatori del Granada sono “targati Udinese”. Risultato? Promozione immediata in seconda divisione. E l’anno successivo, con 12 calciatori mandati in Andalusia, la squadra riconquista la Liga per la prima volta dopo ben 35 anni. Tra le stelle di quella squadra c’è un certo Luis Fernando Muriel, oggi obiettivo del mercato del Liverpool.

Visto che, come diciamo in Italia, l’appetito vien mangiando, sull’onda dei successi spagnoli, capendo che il nuovo modello funziona, Pozzo acquista nell’estate 2012 il Watford, nella Championship.

Anche stavolta manda undici giocatori della sua scuderia in Inghilterra che, sotto la guida di un allenatore italiano che conosce benissimo il campionato d’oltremanica, Gianfranco Zola, arrivano a giocarsi la finale playoff per la premier league contro il Crystal Palace. Il Watford perde, ma il progetto va avanti: anzi, le intenzioni di Pozzo, come evidente dalla sessione di mercato in corso, sono quelli di rinforzare ancora di più la squadra per puntare alla promozione diretta. La Premier League significherebbe un mare di milioni  di Euro.

Ma, oltre ai successi, sono arrivate le polemiche. Si è parlato, in Inghilterra, di concorrenza sleale, vista la disponibilità di prestiti possibili, da parte del Watford, dall’enorme serbatoio Udinese-Granada, in contrasto con la possibilità delle squadre locali di prendere solo due prestiti in Inghilterra.

E’ stato perciò posto un limite al numero dei giocatori tesserabili in prestito, cinque per squadra. Non si è rivelato un ostacolo per Pozzo che non ha fatto altro che tesserare ufficialmente gli altri giocatori per il Watford. Acquisti a tutti gli effetti.

Ad oggi il patrimonio di giocatori controllati dalla rete Pozzo è enorme. L’Udinese ha 34 giocatori, con un valore di mercato stimato (dati Transfermarkt) di 104 mln euro, il Watford 26 giocatori con 27 mln, il Granada 34 giocatori con 58 milioni. La proprietà italiana, quindi, ha sotto contratto 94 calciatori per un valore complessivo di 189 milioni. La potenzialità del fenomeno è immensa.

Per ora tutto bene: l’Udinese scova giocatori in giro per il mondo e li manda in Spagna e in Inghilterra a giocare in campionati di alto livello, sperando anche di trovare talenti che emergano dal Watford e dal Granada che facciano il percorso inverso. Ma cosa succederà il giorno che Udinese, Watford o Granada si qualificheranno insieme per le Coppe Europee? Il caso Enic di fine anni ’90, con la multimnazionale proprietaria tra le altre di Vicenza e Tottenham ha portato a una regolamentazione europea in materia: non si possono iscrivere alla stessa competizione europea due squadre dello stesso proprietario.

Comunque Pozzo va avanti a tessere la sua enorme tela. E’ iniziata da poco una collaborazione sportiva (per ora) con l’Hercules di Alicante in Spagna e si parla di un forte interessamento per il FC Koper in Slovenia. Una rete che vuole crescere. Per arrivare a vincere: con l’Udinese, con il Watford o con il Granada?

Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli)

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