la bottega del calciofilo

Parole di calcio di Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli)

Archivio per il tag “allenatore”

Isterica Serie B

hysteria-locandina-ingleseIsterica è l’aggettivo giusto per la Serie B 2013-14.
Dopo l’arrivo di Mutti sulla panchina del Padova al posto di Marcolin, alla settima giornata siamo già alla quarta squadra che cambia allenatore.

Allo stesso punto del campionato, nel 2012-13 c’era stato solo un cambio in panchina, a Cesena; nel 2011-12 tre, nel 2010-11 due e nel 2009-10 uno.

Che senso ha?
Qui prodest?

@EmaGiulianelli

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Raffaele De Vita: “Di Canio sacked? I was shocked!”

Raffaele-De-VitaRaffaele De Vita is an Italian midfielder playing for Bradford City. Born in Rome in 1987, he was with Di Canio when Paolo was the trainer of Swindon Town between 2011 and 2013.

He knows Paolo very well I contacted him after the news of the sacking of Di Canio from Sunderland.

“When I heard the news, I was a bit shocked. – tells De Vita – But  firing after only five matches can’t depend on scores!”

What could have caused his firing?
“Maybe there were some unhappy players so that management decided to change immediately”.

What do you think about Paolo Di Canio as a coach?
“It’s a shame he was sacked. It’s not easy for players to understand Paolo Di Canio, but when everyone follows him he is able to do great things. Unfortunately in Premier League players have another depth compared with the ones he trained in League One at Swindown Town. Maybe they didn’t appreciate Paolo’s unusual ways of behaving”.

Emanuele Giulianelli
(@EmaGiulianelli)

Roberto Cevoli: “All’estero c’è più rispetto per gli allenatori”

cevolizVi ricordate il gigante che svettava nella figurina della Reggiana 1995-96?
Sì, proprio lui: Roberto Cevoli, classe 1968, difensore.
Appesi gli scarpini al chiodo, ha intrapreso la carriera di allenatore: prima a Vicenza, poi a Foligno, Monza e, lo scorso anno, con la Primavera della Reggina.

Attualmente è senza squadra. L’ho ospitato nella “Bottega del calciofilo” per parlare un po’ di lui e della sua voglia di rimettersi in gioco. Anzi, in panchina.

Roberto, come giudichi le tue esperienze passate come allenatore?
“Positive. Da allenatore in seconda a Vicenza ho avuto modo di imparare il mestiere da professionisti del calibro di Camolese e Gregucci. Successivamente ho iniziato ad andare con le mie gambe, a Foligno, Monza e Reggio Calabria”.

Preferisci allenare i giovani o la prima squadra, visto che hai provato entrambe le esperienze?
“Entrambi. Penso che l’ideale sia allenare una prima squadra ricca di giovani. I ragazzi possono darti grandi soddisfazioni, c’è molto da lavorare con loro e puoi vederli davvero crescere”.

Tra gli allenatori che hai avuto come calciatore, a chi ti ispiri?
“Per carattere ad Ancelotti: l’ho avuto a Reggio Emilia nel suo primo anno da allenatore. Non a caso è arrivato così in alto, ha un’ottima gestione dello spogliatoio, chiarezza con i giocatori e un’invidiabile compostezza. Vorrei arrivare a fare la metà di quello che ha fatto lui!”

E tatticamente?
“Allo stesso Ancelotti, ma anche a Malesani che reputo un ottimo mister”.

reggiana9596Che tipo di esperienza cerchi?
“Cerco un’opportunità. Sono convinto di poter fare questo mestiere, ma devo dimostrare anche agli altri di esserne in grado. Non rifiuto a priori nessuna categoria, l’importante è che ci sia alle spalle un progetto serio”.

Anche all’estero?
“Ti dico la verità: preferirei l’estero all’Italia. Da noi si fa fatica a lavorare, per certi particolari meccanismi e perché dopo due partite andate male già ti cacciano. Non c’è rispetto in Italia per l’allenatore, all’estero ce n’è molto di più”.

Hai proposte?
“In estate ne ho avute un paio, importanti, che per motivi vari non si sono concretizzate. Ora aspetto una chiamata: intanto vedo un sacco di partite e mi tengo aggiornato, pronto a rimettermi in gioco”.

Emanuele Giulianelli
(@EmaGiulianelli)

Anima Latina

logo-us-latina-calcio8Tutte le puntate della telenovela, con finale a sorpresa, della panchina del Latina sui titoli dei giornali.

16 giugno Latina, Sanderra: “Siamo stati straordinari”

17 giugno Ds Latina: “Adesso cambieranno tante cose. Sanderra rimarrà”

19 giugno Tuono Sanderra: “Dopo vent’anni, in B: finalmente”. È la gavetta che paga“

22 giugno Sanderra, è pronto il ben servito? Lunedì si scioglierà il nodo

22 giugno Latina ormai ha silurato Sanderra: la panchina al lombardo Dario Marcolin

24 giugno Diversivo Marcolin: è Gaetano Auteri il nuovo tecnico del Latina

Stroppa e il Bari: “non c’è nulla”

Si parla poco del Bari in questo periodo. O meglio, se ne parla poco per quanto riguarda le questioni strettamente calcistiche.
Il nome della gloriosa società pugliese oggi campeggia sui titoli dei giornali solamente per il calcioscommesse. Triste.
La squadra lo scorso anno, sotto la guida di Torrente, ha fatto un campionato eccellente, con 60 punti conquistati sul campo, diventati 53 per la penalizzazione, due in meno del Brescia qualificato ai playoff. Ma la situazione societaria è grave.
Entro il 25 giugno dovranno essere pagati i primi 4 mesi di stipendi non corrisposti, pari a 1.3 milioni di euro.
Torrente ha seguito il suo mentore Gigi Simoni a Cremona, per un progetto che parla chiaramente di ritorno in #SerieB per i grigiorossi, assenti dal campionato cadetto dal 2006.
Finché non verranno risolte le questioni finanziarie, sarà impossibile anche fare mercato, con le comproprietà da risolvere entro il 20 giugno e una panchina vuota.
I giornali danno come candidati Paolo Di Canio, Antonio Di Gennaro, Carmine Gautieri e Giovanni Stroppa.
Detto che Di Canio sembra più che improbabile, visto il sontuoso mercato che gli sta facendo il Sunderland, ho parlato con Giovanni Stroppa, ospite della “Bottega del calciofilo” riguardo la possibilità di un suo approdo, dopo la sfortunata avventura col Pescara, alla guida dei galletti: “Non c’è nulla” mi ha risposto.
Più chiaro di così.
Speriamo che diventi più chiara anche la situazione a Bari.stroppa

 

Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli)

Dazed and confused: la scelta dell’allenatore della Roma è molto di più

romaDazed and confused. Stupefatto e confuso.
Non ho mai aspettato te.
Tanti parlano, ma pochi sanno. 

Pochi? E’ una visione ottimistica.
Perché è chiaro che all’interno della Roma nessuno sa chi sarà l’allenatore che guiderà la squadra nella stagione che tra un mesetto prenderà il via col ritiro.
Dove, quando? Altre domande senza risposta che, però, ci porterebbero troppo lontano.
O forse no. Forse ci porterebbero allo stesso punto della questione allenatore.
Al punto di confusione e stupore descritto dai Led Zeppelin: al punto di una guerra interna e, allo stesso tempo, internazionale. Calcistica, ma nello stesso tempo bancaria.
Ci porterebbe agli equivoci di una società portata avanti da due anime (o tre, o quattro) tra l’America e l’Italia, tra Boston e Via Cordusio a Milano, la sede di Unicredit.
E ai  giochi di corte a Trigoria tra un Baldini trasformato rispetto all’uomo mercato artefice dello scudetto capelliano, dimissionario, un Sabatini che porta giocatori rotti (Dodò), presunti talenti brasiliani o paraguaiani e in nuvole di fumo esprime un’idea di squadra e di calcio ancora più fumosa. Baldissoni e Fenucci, uomini di raccordo con la banca e con l’America forse non hanno ben chiaro cosa significhi gestire una squadra di calcio.
Pannes, dopo che la squadra subisce un’onta storica perdendo la Coppa Italia all’Olimpico contro la Lazio, pensa allo stadio e ci dice che ci siamo quasi.
Ci siamo o ci facciamo?
E Italo Zanzi di italo ha davvero poco? Solo brand: sì, ci riempiamo la bocca di anglismi supercazzolistici che altro non fanno che nascondere una verità indicibile: la Roma non ha un allenatore perché non è facile trovare uno disposto a entrare in una situazione così confusa. Opaca nella migliore delle ipotesi.

Una soluzione ci sarebbe. Si chiama Roberto Mancini.
Sarebbe l’uomo che potrebbe racchiudere nella sua figura il ruolo di uomo di campo, di allenatore nel senso più pieno del termine, con quello di manager all’inglese che fa il mercato, che prende in mano la cassa e fa i conti come il buon padre di famiglia, vedendo se quel mediano che prendiamo a 10 conviene o ci serve di più prendere un terzino e 7 e un’ala a 3.
A quel punto non ci sarebbe più spazio per giochi di procuratori, per giocatori che devono essere ingaggiati per far contento qualcuno o tenersi buono qualcun altro.

E’ chiaro, quindi, che questa non è semplicemente la scelta di un allenatore, ma una guerra di potere. E dalla figura che verrà scelta, capiremo chi è stato il vincitore.
E che direzione prenderà l’AS Roma.
Ho scritto AS Roma non a caso.

Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli)

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