la bottega del calciofilo

Parole di calcio di Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli)

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Esclusiva: Genoa, colpo Luka Spoljaric

IMG-20140923-WA0001Luka Spoljaric, classe 1995, serbo munito di passaporto greco, è un nuovo giocatore del Genoa.
Il suo agente Vojislav Dragovic e la dirigenza genoana hanno raggiunto l’accordo che legherà il talentuoso centrocampista ai rossoblù per i prossimi tre anni.

Spoljaric predilige giocare davanti alla difesa, ottima visione di gioco e grandi qualità tecniche ne fanno uno dei più interessanti prospetti europei nel suo ruolo.
Inizialmente sarà aggregato alla Primavera, ma il suo talento potrebbe portarlo presto a essere convocato anche da mister Gasperini.

Eccolo in un video colpire 5 traverse di fila all’età di 16 anni: youtu.be/urmqrqSIboc.
Un predestinato.

Emanuele Giulianelli

Milinkovic firma col Cagliari

IMG-20140731-WA0001David Manuel Milinkovic è rientrato in Sardegna con tutta la squadra ed è ormai da considerarsi a tutti gli effetti un giocatore del Cagliari: la firma è attesa a giorni.
Probabilmente la società sarda lo darà in prestito in Serie B per fargli fare esperienza.

Emanuele Giulianelli

Milinkovic firma col Cagliari? Occhio al Newcastle.

cagliariVi ricordate di Manuel David Milinkovic?
Ad aprile sulla Gazzetta dello Sport lo descrivevo così:
“Nato nel 1994 ad Antibes da padre serbo e madre spagnola, Milinkovic (tesserato nel Bask Belgrado) gioca esterno alto a sinistra. Cresciuto nel Cannes, ha giocato nell’under 16 francese, in quella serba, e nell’under 18 di Belgrado“.

Dopo un periodo nella Primavera della Roma, quest’estate è aggregato al Cagliari di Zeman per il ritiro.
Milinkovic ha preso parte a tutte le amichevoli disputate finora, segnando anche una rete.

Durante l’ultima amichevole contro l’Asiago Team, Zeman lo ha schierato titolare; in tribuna per lui c’erano osservatori del Newcastle che sono rimasti molto impressionati dalle doti del giocatore, al punto che sembra siano pronti a offrirgli un contratto.
Zeman vorrebbe tenere Milinkovic, convinto del suo potenziale, ma il Cagliari deve far presto a tesserarlo se non vuole perderlo.

Emanuele Giulianelli

Slaviša Stojanovič: “Italia, sono pronto”

Slaviša Stojanovič (foto di Marko Djuric)

Slaviša Stojanovič (foto di Marko Djuric)

Intervista esclusiva all’allenatore della Stella Rossa di Belgrado, fresco vincitore del campionato in Serbia.

Che emozione prova ad aver trionfato?
Un’emozione fortissima, sono molto felice perché ho vinto il campionato per una squadra che ha una tifoseria incredibile. E’ stato uno dei momenti più difficili della storia della società, dopo un’annata piena di problemi vincere ha reso il trionfo ancora più grande. Sicuramente è il momento più bello della mia carriera.
Qual è stata la chiave del suo successo?
La dedizione al lavoro, prima di tutto. La società ha passato un momento difficile, con enormi problemi, debiti, il Partizan che ha vinto sei titoli di fila: ho dovuto mettere tutta la mia energia e concentrazione per compattare il gruppo e unire le forze di tifo, squadra e società verso l’unica idea di vincere.
Durante la stagione ha mai temuto di perdere?
Dal primo giorno abbiamo avuto dei problemi, perdendo anche qualche partita. Pensi sempre che potrebbe non andar bene, ma dopo aver vinto 15 partite consecutive la consapevolezza di potercela fare è cresciuta a dismisura. Io ho sempre pensato all’oggi, alla partita successiva, senza sbilanciarmi sul futuro. Vivere alla giornata, costruire mattone su mattone questa squadra ci ha portato dove siamo arrivati.
Che momento è questo per il calcio serbo?
E’ simile a quello che stanno vivendo in tutti i Paesi non fortissimi economicamente. L’unica differenza è che in Serbia ci sono tantissimi talenti al punto che ogni anno ne escono fuori almeno dieci che possono giocare ad alti livelli in Europa. Tutte le squadre pensano a venderli perché è l’unico modo per sopravvivere: questo modo di vivere non consente alle società di programmare a lungo termine. Gli arbitraggi in campionato sono corretti, ci sono buone prospettive perché noi serbi siamo bravi in tutti gli sport di squadra.
Che tipo di allenatore è lei?
Mi dedico molto al lavoro quotidiano sul campo, al rapporto con il singolo calciatore per creare un clima in cui ognuno si senta di dare il 100% per la squadra. Tatticamente amo il gioco offensivo, con molta attenzione alla preparazione fisica per correre ogni partita per novanta minuti; un calcio aggressivo, con veloce trasformazione dell’azione da difensiva a offensiva e viceversa. Studio molto i calci piazzati, ma anche le rimesse in gioco da fallo laterale: almeno 25 gol all’anno delle mie squadre, in media, vengono da azioni da fermo. L’attenzione che metto nel preparare questo tipo di giocate è simile a quella di un allenatore di basket: ho collaborato anche con Frank Rijkaard al Barcellona per aiutarlo nelle giocate di questo tipo. Infine un aspetto a cui presto molta attenzione è la disciplina.
Ci sono giocatori della sua Stella Rossa che possono giocare in Italia?
Ci sono molti ragazzi che potrebbero tentare un’avventura in un campionato importante come la Serie A; alcuni di loro hanno già giocato all’estero. Mi vengono in mente il capocannoniere Mrdja, lo sloveno Pečnik eletto giocatore dell’anno dai tifosi, Kovacevic, il capitano Milijas; ma ci sono anche molti giovani di talento dei quali presto sentiremo parlare.
Cosa può dirmi sul suo futuro?
E’ da vedere, attendo di parlare con i dirigenti della squadra. Dipende molto da quali saranno le ambizioni della squadra e le possibilità, legate anche al discorso dell’esclusione dalle Coppe Europee. Si vedrà nei prossimi giorni.
Ci sono squadre che l’hanno contattata in Italia tramite il suo agente, Dragovic?
Ho allenato il Domzale, ho fatto esordire Handanovic. In Italia mi conoscono bene i direttori sportivi e molti calciatori: questa vittoria, comunque, contribuirà ancora di più a far parlare di me. Ci sono alcuni discorsi aperti, ma non mi sembra corretto fare nomi di squadre in questo momento. Io sto prendendo lezioni di italiano e mi sento pronto ad arrivare in Italia, sarebbe il coronamento della mia carriera.

Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli)

Aleksandar Mitrovic: “Belgium can win the World Cup”

mitrovicAn exclusive interview with Aleksandar Mitrovic, Serbian striker born in 1994, champion of Belgium with Anderlecht. He scored 16 goals in 30 matches, showing how big is his talent. Take a note about him, he will become soon a top player.

You were born in 1994 and already scored 16 goals in 30 matches. Where do you want to arrive?
“I want to score 20 goals next season. More than 20 if it is possible”.

You are a great talent. Do you think you will remain at Anderlecht?
“I have a contract for 5 years at Anderlecht”.

What does this victory in Belgium represent for you?
“It’s terrific! The fans were just fantastic! That was unbelieveble!”

Can you describe yourself as player? Which are your best features?
“I love to score. I think that sometimes I have a too hot blood. That’s my big problem but I’m working for stopping it. My favourite player is Mario Balotelli: he’s the same as me. He can do the best and the worst at the same time”.

Which aspects do you think you can improve?
“I want to score more goals with my head”.

Why is Serbia so full of talented players?
“The headcoachs are very very very talentued, and they have so much experience”.

World Cup: what do you think can do Belgium that you know so well?
“I think they can win the World Cup, why not? The Red Devils have so much talent in their team! For example, I like Divock Origi. But I love the class of Vincent Kompany”.

Would you like to play in Italy?
“Why not? But not this years. When I’ll be 21 or 22 I will think about it”.

Is it true that you have contacts with Juventus?
“No, it’s not true”.

Emanuele Giulianelli (@EmaGiulianelli on Twitter)

Stojanovic e la Stella Rossa dei record

slavisaL’ultimo campionato vinto risale al 2007, è trascorsa un’eternità per una squadra capace di vincere 25 titoli, tra ex Jugoslavia, Serbia-Montenegro e Serbia, ma quest’anno sembra la volta buona per tornare a festeggiare: la Stella Rossa di Belgrado guida la Superliga serba con 53 punti, tre in più dei rivali storici del Partizan, conquistati in 22 giornate di campionato.
Nonostante le difficoltà economiche, i debiti e i postumi di una stagione 2012-13 iniziata male e finita peggio, la gloriosa Crvena Zvezda si sta imponendo alla ribalta grazie alla guida dell’allenatore sloveno Slavisa Stojanovic.
Nato nel 1969, Stojanovic ha maturato esperienze nei club sloveni, per poi tentare l’avventura alla guida della nazionale degli Emirati Arabi Uniti; dopo due anni in Medio Oriente, l’approdo sulla panchina della nazionale del suo Paese con risultati altalenanti.
All’inizio di questa stagione, infine, arriva la chiamata della Stella Rossa che lo vuole per sostituire il portoghese Sa Pinto. Stojanovic sta ripagando la fiducia della dirigenza belgradese ottenendo ottimi risultati: la squadra, in questo momento, detiene un invidiabile bottino di 12 vittorie consecutive che conta di rimpinguare già sabato prossimo contro il Čukarički.
Slavisa Stojanovic è una vera e propria rivelazione del calcio europeo, lo seguo con piacere vista la mia passione per il calcio ex jugoslavo che conoscete. E la passione per la Crvena Zvezda.

Emanuele Giulianelli
@EmaGiulianelli

Roma: è arrivato Milinkovic.

mkLa Roma ha messo a segno un altro colpo in ottica futura e io (unico!) ho lanciato la notizia sulle colonne de La Gazzetta dello Sport, nell’edizione nazionale di oggi a pagina 7. Riporto l’estratto:

Ecco Milinkovic Intanto ieri è sbarcato a Roma Manuel David Milinkovic, esterno serbo classe 1994, che dovrebbe essere aggregato alla Primavera prima di firmare il contratto. Il giovane è stato paragonato a Quaresma come fisico e Cassano come tecnica. Un altro possibile crack per la Roma del futuro”.
(Emanuele Giulianelli)

Roma, ti presento Milinkovic

La notizia dell’imminente acquisto da parte della Roma di Manuel David Milinkovic che ho scritto sulla Gazzetta dello Sport del 16 marzo ha fatto il giro dell’etere. Ve lo presento. Continua a leggere…

Karisik Ognjen: “Mijat Gaćinović will be a star”

MijatAn interesting conversation with a big expert of football in Serbia and Montenegro, Karisik Ognjen, to talk about the situation of football in that area and to discover new talents.

What do you think about the level of football today in Serbia?
“It’s not at a high level. Coaches often reduce the opportunities for young talents to show their creativity, to play in a more defensive way. We are aware that coaches in Serbia work for little money”.

What about Montenegro?
“There’s a similar situation: we have the same mentality of Serbians and the football we play is almost the same. The only important difference is that Serbia has a style more physical, and maybe a little better quality in their league”.

Do you think there are talents that can become important players?
“Sure. You know that Serbia has stars such as Nemanja Vidic, Ivanovic, Matic and for us in Montenegro it was never a problem. The upcoming stars, in my opinion, are certainly Mijat Gaćinović from Vojvodina as Zivkovic from Partizan. I think that Mijat can become a top player. But there are a lot of young players who are working a lot to show their skills. I think theyonly need a chance, an important chance, to show what they are able to do”.

Who will be the next important players form Serbia and Montenegro to arrive in important leagues, next summer?
“I think it will be one player from Fc Vojvodina, because the club produces great talents. What I think is wrong in the policy of the club is that they don’t give so much chances to young players to play in first team. For next summer, the name are Mijata Gacinovic and, from Montenegro, Igor Cukovic .

Is Italy still a promise land for Serbian and Montenegrin players?
“Italy has always been a country where the players from this area have left a large footprint: I think the things will remain as they’ve always been even in the future”.

Emanuele Giulianelli

Kosovo, intervista esclusiva al c.t. Albert Bunjaki

kosovoflagBATTERE LA POLITICA È LA SFIDA DEL KOSOVO
Il cittì Albert Bunjaki ha un obiettivo: le qualificazioni del Mondiale 2018
«Il nostro futuro sarà brillante: stiamo migliorando squadre e infrastrutture»

Tra il compromesso e il pasticcio il confine è sottile. Come quello che separa l’autoproclamata Repubblica del Kosovo dalla Serbia, che stenta ad accettare la legittimità dell’indipendenza di quella che considera una sua regione.
Sono passati 625 anni dalla battaglia di Kosovo Polje, battesimo della nazione serba, e 5 dalla separazione di Pristina da Belgrado: la politica cerca una strada affinché le due capitali tornino a parlarsi, a legittimarsi a vicenda.
Il calcio intanto va per la sua strada. La Fifa ha stabilito in questi giorni che la nazionale del Kosovo potrà disputare amichevoli contro altre compagini affiliate, ma senza esporre bandiere o suonare inni nazionali; inoltre alla rappresentativa sarà vietato giocare contro altre squadre dell’ex Jugoslavia.
Albert Bunjaki, quarantaduenne allenatore reduce da un’importante esperienza in Svezia sulla panchina del Kalmar, è il c.t. del Kosovo: per il suo incarico si avvale della collaborazione di una vecchia conoscenza del calcio italiano, Tord Grip.
“Tanti anni di isolamento del nostro calcio – spiega Bunjaki – richiederanno impegno da parte nostra per recuperare il tempo perduto. Nonostante gli ostacoli, però, abbiamo costruito un modello operativo efficiente e formato da zero nuove rappresentative nazionali per le varie età. Oltretutto abbiamo lavorato per implementare un database che raccolga i dati di tutti i giocatori di origine kosovara che militano in Europa”.
Cosa pensa delle restrizioni che vi ha imposto la Fifa?
“Penso che la decisione presa sia comunque un passo positivo verso una vera presenza del Kosovo nel calcio internazionale. Le limitazioni decise dalla Fifa sono temporanee e siamo sicuri che presto verranno superate. Il nostro obiettivo è partecipare alle qualificazioni per i Mondiali del 2018 in Russia”.
Quali sono i vostri rapporti con la Serbia?
“A causa delle vicende passate non ci sono relazioni con Belgrado e la sua Federazione calcistica, mentre con Croazia e Slovenia c’è cooperazione. Comunque la questione del pieno riconoscimento internazionale del Kosovo e del suo calcio è politica e, come tale, richiede soluzioni politiche”.
Il calcio può aiutare la politica?
“L’arte, lo sport, la cultura hanno un ruolo importante nel processo di riconoscimento di una nazione. Attraverso il calcio proveremo a far conoscere il Kosovo e i suoi valori nel mondo. Questo è il contributo che possiamo e dobbiamo dare”.
Che futuro ha il calcio in Kosovo?
“Brillante. Stiamo migliorando le infrastrutture, puntiamo non solo sui talenti che oggi militano nelle squadre europee, ma vogliamo far crescere una nuova generazione di giovani calciatori che ci porti a competere ad alto livello nel giro di pochi anni”.
Come sceglierà i giocatori per la nazionale?
“In Europa abbiamo ottimi calciatori come Shaqiri, Behrami, Januzaj, Cana, Dzemaili, Berisha: le nostre porte sono aperte a tutti i kosovari che vorranno unirsi a noi. La decisione finale spetterà a loro: la Fifa non potrà vietare a nessuno di indossare la maglia del proprio Paese”.
Intanto la più grande promessa del calcio kosovaro Adnan Januzaj del Manchester United ha appena rifiutando la proposta di giocare nella nazionale inglese per rappresentare il suo Kosovo. Un buon inizio.
Emanuele Giulianelli

da Il Messaggero di oggi, 20/01/2014

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